È LA STRATEGIA DI AL ZAWAHIRI TEORICO DEL JIHAD GLOBALE


Il tragico attacco terroristico che ha messo in ginocchio Londra è purtroppo la cronaca di un attentato annunciato. Da tempo la Gran Bretagna era nel mirino jihadista. Le stesse autorità britanniche non si facevano troppe illusioni: il problema era 'quando", non 'se".
E quale momento migliore se non il G8? Il vertice in Scozia offriva una cassa di risonanza senza pari. Colpendo nel giorno in cui gli occhi del mondo erano puntati su Gleneagles, mentre i grandi della terra discutevano di Africa, clima, petrolio, hanno imposto la loro agenda politica.
L'attacco è stato chiaramente pianificato. Non si colpisce in modo cosi massiccio una capitale sotto stretta sorveglianza senza una preparazione di lungo periodo innestata su complicità locali. Il modello d'azione è Madrid più che New York: le Twin Towers restano, tecnicamente oltre che simbolicamente, irripetibili. Non per questo gli attentati sui treni o nel metro sono meno devastanti. Non solo per il numero delle vittime ma anche perché rendono quotidianamente tangibile la paura. A differenza di quello di Madrid l'attacco londinese, più che essere rivendicato a posteriori da un gruppo locale che intende farsi riconoscere da Al Qaida, ormai sempre più 'reti di reti", potrebbe essere direttamente riconducibile a un gruppo che ha ottenuto preventivamente il via libera della leadership storica. La presenza di shahid, di attentatori suicidi, in questa cosiddetta 'operazione di martirio" rivela, se confermata, un marchio ben riconoscibile.
Colpendo la Gran Bretagna Al Qaida torna a colpire il 'nemico lontano". Quel nemico caro a al Zawahiri, ideologo e vero stratega del jihad globale. Senza per questo rinunciare a infliggere un duro colpo anche al 'nemico vicino". Prospettiva invocata decisamente da Zarkawi, deciso a opporsi in primo luogo ai regimi filoccidentali mediorientali. La Gran Bretagna resta pur sempre un paese in prima linea nel teatro di guerra mesopotamico e gli attentati degli jihadisti globali mirano a mettere in difficoltà la politica irachena di Blair.
Parlando alla nazione il premier britannico ha giustamente riaffermato la determinazione a difendere i valori occidentali e a non cedere al sanguinoso ricatto. Ma l'attacco di Londra solleva il problema delle strategie di contrasto del terrorismo. Sotto le bombe nella capitale britannica non rimangono solo vittime innocenti. Rimane anche la strategia di Bush. Da Gleaneagles il presidente americano proclama che la guerra al terrorismo continuerà. Ma quello che il sindaco di Londra Ken Linvigston ha definito un 'omicido di massa", cosi come già la strage di Madrid, dimostra che il terrorismo non si batte con le guerre convenzionali.
Il terrorismo jihadista è battibile con la prevenzione, con azioni di intelligence, con operazioni militari mirate che assumano il carattere di polizia internazionale. Ma anche con il sostegno a quanti nel mondo musulmano si oppongono sia alla deriva jihadista sia ai regimi autoritari che, con la loro politica, la riproducono oggettivamente. Si contrasta, per evitare ulteriori repliche in altre capitali europee, con politiche interne inclusive e non esclusive che rendano convinto e conveniente l'isolamento degli jihadisti all'interno delle comunità islamiche. Lo ha ribadito anche Blair, distinguendo tra musulmani e islamisti radicali. Il vertice del G8 continua: discutere di quali siano le strade migliori per battere lo jihadismo diventa prioritario.

Renzo Guolo