Muti porta il diavolo in Tunisia
EL DJEM (TUNISIA). Fa un certo effetto vedere un coro ed una orchestra al gran completo (quelli del Maggio fiorentino) e un principe della bacchetta come Riccardo Muti restare fermi e immobili per 5-6 minuti, durante l'esecuzione di un brano, in attesa rispettosa che il muezzin termini il suo canto sacro nella notte africana. Quel silenzio dei musicisti è stato, a sorpresa, il momento più toccante ed emblematico del «concerto delle vie dell'amicizia», che Muti e i suoi sono venuti ad eseguire al centro della Tunisia.
Nel grande anfiteatro di El Djem, il colpo d'occhio è stato emozionante e lo vedranno gli spettatori di Raiuno venerdi in seconda serata. Sugli spalti diroccati e nella platea di terra di questo grande e bellissimo monumento romano, c'era una folla tunisina, con varie presenze di ospiti italiani. In prima fila Marco Tronchetti Provera, sponsor (Telecom) del concerto, e la sua compagna Afef, che è tunisina. Sul palco un grande complesso musicale: 250 fra orchestrali e coro. Al centro lui, che con la sua bacchetta liberava nell'aria le note alte e solenni, gli squilli di tromba e i dolci temi d'amore del «Mefistofele» di Arrigo Boito. Ma prima - come vuole la tradizione del Ravenna Festival - sono stati eseguiti inni nazionali dei due paesi, proprio come ad una partita di calcio internazionale o ad una visita di stato. Poi sono state eseguite le pagine più significative di quest'opera poco nota scritta dal musicista che fu soprattutto il librettista preferito di Giuseppe Verdi. Proprio Riccardo Muti la riscopri 10 anni fa alla Scala. Sul suo valore musicale pochi giurerebbero che è un capolavoro. E si potrebbe anche obiettare su una scelta cosi sofisticata ed elitaria per un concerto che ha il suo fuoco non tanto sulle squisitezze, ma sul valore simbolico di un incontro fra culture diverse e uno scambio artistico. Ma «Mefistofele» è pur sempre un titolo che fa giusto pendant con il «Faust» di Gounod, che ha aperto quest'anno il Ravenna Festival. C'è poi la suggestione di parlare e di fare musica, pensando al diavolo proprio ai margini del deserto.