Borsellino, imbrattata la targa

PALERMO.Vernice nera, un disegno e una scritta osceni: cosi la lapide in marmo verde con i nomi delle vittime della strage di via Mariano D'Amelio, il 19 luglio 1992, in cui fu ucciso il magistrato Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta, è stata deturpata. Sul cippo, ai piedi di un ulivo, davanti all'edificio in cui abitava la madre del magistrato e dove ora vive la sorella Rita vi sono scritti i nomi delle vittime: Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter.
Alle ore 17 di 13 anni fa una Fiat 126 imbottita di tritolo saltò in aria massacrando il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e i 5 poliziotti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Cusina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e del giudice Paolo Borsellino. Gli edifici di via D'Amelio furono danneggiati, vetri infranti, muri crollati, sembrava una strada di Beirut: quando l'artificiere di Cosa Nostra attivò il radiocomando che fece scoppiare l' auto Borsellino stava andando a visitare l'anziana madre. Per un caso la strage non fu più pesante: sotto ad un muro crollato era sistemata la culla di un neonato che era fuori con i genitori.
A 15 giorni dalle commemorazioni per il 13º anniversario della strage qualcuno ha voluto ancora una volta mostrare che «Palermo non è ancora matura» come dice la sorella del magistrato, Rita Borsellino. «Il gesto è più grave della profanazione di una tomba - aggiunge - Siamo ancora lontani dall'aver sconfitto la mafia e la mentalità che la supporta. Se la lapide è stata sporcata da un ragazzino la cosa è ancora più pesante. In quale contesto si fanno crescere i nostri ragazzi? Con quale educazione? La maturità è lontana».
Rita Borsellino è molto amareggiata e preferisce non guardare con i propri occhi la scritta e il disegno osceno fatti sulla lapide messa 12 anni fa sul luogo della strage.
Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, condanna l'atto che «mortifica la memoria dei palermitani». E nel pomeriggio Cammarata ha fatto ripulire da operatori comunali la lapide. Il presidente della Commissione Antimafia Roberto Centaro dice che «si tratta di un gesto gravissimo che deve essere condannato perchè mortifica la memoria non solo dei palermitani ma di tutti gli italiani».
«Anche se si dovesse trattare di una stupida ragazzata è un atto da condannare con estrema fermezza», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini.
«C'è qualcuno che ancora ha bisogno di capire che la vita che si dà per compiere il proprio dovere è qualcosa di assoluto e bisogna rispettarlo», ha commentato il procuratore Piero Grasso.