«Bisogna garantire la libertà di scelta»
ROMA.«Conflitto di interessi», «Colpo al risparmio degli italiani», «Una fretta che stupisce», «Un testo che mai ci è stato inviato». I sindacati commentano il varo del decreto legislativo sulla riforma del Tfr e di positivo c'è poco. «Siamo pronti a discutere - dice Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil - ma vogliamo che il governo non sfugga al confronto». Insomma si discuta, ma si discuta davvero, nel merito delle cose. E il merito ruota intorno a due termini: «garanzie» e «reale possibilità di scelta». L'accusa dei sindacati è che il sistema messo su dal decreto legislativo diventa una sorta di gabbia da cui è impossibile uscire. Non solo, se oggi quando si cambia lavoro è possibile avere la liquidazione, da ora in poi questa possibilità non ci sarà più. «Non è possibile né accettabile - continua Morena Piccinini - che la libertà di scelta del lavoratore si possa esprimere al momento dell'adesione o meno al sistema e, semmai, su passaggio da un fondo a un altro mentre viene preclusa ogni possibilità di uscita. Fino a impedirgli di riscattare, come ora invece avviene, di riscattare la propria posizione e il capitale accumulato al momento della cessazione del rapporto di lavoro». Il ministro Roberto Maroni, Welfare, ha detto che non comprende le polemiche, che c'è tempo per discutere, per fare anche dei cambiamenti. «Ma sempre nel quadro tracciato dalla riforma prevista dalla legge delega dello scorso anno». Secondo i sindacati, però, a travisare la delega è stato proprio il governo. «Con questo provvedimento - dice Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil - il governo Berlusconi dà un ulteriore colpo al risparmio degli italiani. Vara un provvedimento sui fondi pensione in cui si manifesta in pieno il conflitto di interessi del presidente del consiglio che scoraggerà i lavoratori a trasferire il proprio Tfr ai fondi pensione. E viola la legge delega perché non prevede nel testo le norme che assicurano portabilità e confrontabilità nonché trasparenza dei costi dei vari strumenti pensionistici».
L'attacco è alla possibilità di trasferire il Trattamento di fine rapporto anche ai fondi assicurativi. «Una valutazione compiuta - dice Adriano Musi, numero 2 della Uil - la daremo quando finalmente ci sarà dato il testo del decreto. Certo l'avvio del confronto si preannuncia complesso. Certo che restiamo sorpresi dalla rapidità dell'approvazione di un provvedimento cosi articolato (83 pagine) e ci auguriamo che quanto approvato dal governo sia basato sulla conoscenza dei contenuti».
Poi Musi anticipa una sua preoccupazione. «Siamo pronti al confronto, ma non vorremmo che questo metodo da uovo di Pasqua non ci riservi spiacevoli sorprese». (a.ce.)