Un'indagine nella storia per il detective Lincoln Rhyme

Uno dei più ardui banchi di prova per uno scrittore di thriller è incastonare la storia da raccontare in un arco temporale relativamente esiguo e, comunque, compresso tra altri eventi.
Prova difficile perchè costringe chi scrive (e che legge) a sviluppare la trama nello scorrere di poche ore.
Quarantotto ore, più o meno, è il tempo in cui si sviluppa «La dodicesima carta», il libro per il quale Jeffery Deaver ha scelto come protagonista Lincoln Rhyme, investigatore inchiodato su un letto da un incidente che gli ha spezzato la colonna vertebrale.
Con Rhyme - per la cui mobilità si aprono barlumi di speranza, essendosi sottoposto con succeso a cure mediche che gli hanno fatto riacquistare i movimenti di una mano dopo anni di immobilità - riappare anche la sua più stretta collaboratrice, nonchè sua compagna di vita, la fiammeggiante Amelia Sachs. A muovere la mente di Rhyme è il caso di una tentata violenza sessuale che ha come inusuale teatro una delle sale della biblioteca del Museo afro-americano ad Harlem a New York. Obiettivo dello sconosciuto era una ragazza nera di sedici anni, Geneva Settle, che nel museo stava compulsando alcuni testi alla ricerca di una verità lontana nel tempo (un suo antenato, Charles Singleton, nella New York del'800 era stato accusato di un crimine).
L'aggressione a Geneva è abbastanza strana, tanto che spinge la Polizia di New York a chiedere l'aiuto di Rhyme che accetta la sfida e si lancia nell'impresa, con l'acume della sua intelligenza, per capire cosa realmente ci sia dietro il tentativo di stupro e scoprire quindi che l'aggressore è, in realtà, un omicida mancato. Il tempo di svelare questo importante particolare che l'assassino colpisce, e questa volta con decisione, uccidendo il bibliotecario, forse solo perchè ha visto qualcosa di troppo. L'investigatore, insieme ad Amelia Sachs e ad alcuni altri collaboratori, lavora contro il tempo per evitare che la spirale di delitti che l'episodio del Museo sembra avere innescato si stringa intorno al bersaglio vero, che è appunto la giovanissima Geneva e la sua disperata ricerca di conoscere ciò che aveva fatto il suo antenato. Il titolo del thriller fa riferimento alla carta dell'impiccato dei tarocchi che l'assassino lascia dietro di sè nel museo come primo indizio e che Lincoln 'traduce" immediatamente in una traccia per identificare e fermare l'omicida. Jeffery Deaver ha voluto dedicare «La dodicesima carta» a Christopher Reeve, l'attore americano spentosi nei mesi scorsi dopo essere rimasto completamente paralizzato per una caduta da cavallo. Il libro di Deaver, che in questi giorni viene presentato dall'autore in Italia, è in cima alla classifica dei più letti.
Jeffery Deaver, 'La dodicesima carta" (Sonzogno - pagg. 481 - 19 euro)