Una catena di solidarietà civile per i disperati dello Staffora

VOGHERA.La questione dei senzatetto accampati sulle sponde dello Staffora non va nel dimenticatoio. Franco Vanzati, segretario della Camera del Lavoro, scrive al sindaco Aurelio Torriani per chiedere all'amministrazione un intervento risolutivo.
Intanto, la società civile ha fatto partire una gara di solidarietà. Matteo Negri, con la collaborazione dell'associazione culturale 'Amici del Cittadino" e l'appoggio della Caritas, sta cercando di fare qualcosa di concreto per gli accampati.
Fra loro c'è una donna polacca e proprio su di lei si concentrano i primi aiuti: l'obiettivo è aiutarla a far ritorno a casa dalla sua famiglia, cosi come lei stessa ha chiesto. Grazie agli Amici del Cittadino (www.ilcittadino.org) è stata attivata una colletta con la quale presto, forse già oggi se tutto andrà bene, la donna potrà fare ritorno a Glogow in Polonia, dove l'aspettano i due figli. Quando le è stato consegnato il biglietto dell'autobus per la Polonia, sulla riva dello Staffora piangevano tutti. La donna polacca per la felicità, gli altri per il dispiacere di perdere un'amica.
Se per lei questa piccola catena della solidarietà rappresenta la soluzione ad uno dei suoi guai, per i compagni di sventura la situazione resta drammatica. Soprattutto per la seconda donna che, da quasi sei mesi, vive sulla sponda del torrente. E' malata. Il braccio che le si era rotto scendendo l'argine dello Staffora non è guarito bene, ha dolori alla gamba sinistra, inoltre è senza denti e ha perso più di dieci chili. Per tutti questi acciacchi dovrebbe fare visite mediche e cure che non si può permettere. «I servizi offerti dalle Caritas e della Casa del Pane, ovvero dallo Zanaboni di via Cagnoni, se possono essere sufficienti per chi qualcosa di suo ce l'ha già, non lo sono per chi non ha proprio nulla: né una casa, né uno straccio di stipendio - spiega il coordinatore della raccolta benefica -. I pasti gratuiti non bastano e cosi pure le borse di generi di prima necessità distribuite una o due volte la settimana. Detto con altre parole, queste persone hanno fame. Fame vera». «Siamo andati su giornali e radio - dicono gli accampati - eppure nessuno s'è fatto vivo nemmeno per regalarci un pezzo di pane». Raccontano che quanti nelle vicinanze coltivano l'orto, negano loro persino il piacere d'addentare una carota.
«Chi vuole può aiutare questa gente portandogli qualcosa da mangiare - ricordano i volontari che stanno partecipando alla catena di solidarietà -, l'indirizzo è via Zanardi, parcheggio del discount».
Emanuele Bottiroli