Bimbo ucciso dall'esplosione di un ordigno

REGGIO CALABRIA. Sono ancora molti i dubbi da sciogliere nell'episodio che nella tarda serata di mercoledi a San Fantino di San Lorenzo, a pochi chilometri da Reggio Calabria, ha provocato la morte di un bambino di 11 anni, Angelo Ficara, ucciso dall'esplosione di un ordigno che aveva trovato in un terreno e che aveva raccolto per gioco. Sul tragico episodio hanno avviato indagini i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria.
Un lavoro difficile, l'episodio, al momento, presenta molti aspetti oscuri che non sarà facile chiarire, almeno a breve termine. Neppure l'autopsia eseguita dal medico legale, Aldo Barbaro, ha consentito di accertare la natura dell'ordigno il cui scoppio ha provocato la morte del bambino, il cui corpo è stato letteralmente dilaniato dall' esplosione, tanto che i resti del ragazzo sono stati trovati sparsi su un'area di oltre cinquanta metri.
Ma a cosa serviva quell'ordigno? E soprattutto chi l'ha portato nel terreno incolto in cui è stato raccolto da Angelo Ficara, un gesto provocato da tipica curiosità infantile che è costata la vita al ragazzo? Per il momento i carabinieri si attengono ai fatti, fornendo una versione dell'episodio che, tra l'altro, attende comunque un riscontro definitivo. Ciò che si sa è che mercoledi sera Angelo Ficara, appartenente ad una famiglia di condizioni umili (il padre è un bracciante agricolo con problemi di salute), non legata ad ambiente della criminalità, stava giocando con i tre fratelli in un terreno incolto vicino casa. Il bambino, dopo essersi allontanato di qualche metro dai fratelli, ha trovato uno strano cilindro che ha subito attratto la sua curiosità.
Angelo si è avvicinato dapprima con fare circospetto ed ha guardato a lungo, a distanza di qualche metro, quello strano oggetto a forma di cilindro. Poi si è fatto coraggio, si è avvicinato ed ha raccolto l'oggetto, peraltro nemmeno tanto pesante. Lo ha tenuto tra le braccia e si è spostato dal luogo del ritrovamento, con l'intenzione, presumibilmente, di farlo vedere ai fratelli. Il bambino ha avuto però il tempo soltanto di percorrere qualche metro. L' ordigno, infatti, forse a causa delle sollecitazioni cui è stato sottoposto, è esploso dopo pochi secondi, provocando la morte istantanea del bambino. I carabinieri, sin dall'avvio delle indagini, si sono affrettati ad escludere che l'ordigno potesse servire per compiere qualche attentato o in qualche modo collegabile a fatti di criminalità, organizzata o comune. Ma c'è qualche magistrato dell'ufficio, non impegnato direttamente nelle indagini ma di provata esperienza in fatti di mafia, che non crede alla casualità della presenza di quell'ordigno ed, in questo senso, vorrebbe vederci più chiaro.
Il primo aspetto da chiarire, comunque, è quello relativo alla natura ed al tipo di ordigno che ha ucciso il bambino. I resti dell'ordigno sono stati inviati ai militari del Ris, che tenteranno di accertarne la natura. Gli investigatori si dicono certi che non si tratta di un ordigno confezionato artigianalmente.