La Bmw ora scenderà in pista a pieni giri

Un'altra notizia-bomba, oltre alla comunicazione della Fia in merito alla vicenda Indianapolis, ha movimentato la vigilia di Magny-Cours. La Bmw ha acquisito il team Sauber, passando cosi dal ruolo di motorista fornitore a quello di costruttore. Una rivoluzione che avrà luogo a partire dal 2006, quando oltre a quello della squadra svizzera (in F1 dal '93) sparirà anche il nome Jordan.
Quest'ultimo sarà sostituito dal marchio Midland. Ma come si è arrivati ad un accordo cosi importante?
Ad ascoltare le parti in causa sembra una soluzione naturale: «Questa mossa da parte di Bmw - spiega Mario Theissen, ds della casa tedesca - è dettata fondamentalmente dalla consapevolezza che ormai il motore in F1 ha meno importanza di un tempo. Oggi risultano più importanti non solo le gomme, ma anche la vettura nel complesso ed il pilota. Il nostro obiettivo è quello di creare un pacchetto globale competitivo e per farlo bisogna avere a disposizione una squadra perfettamente integrata. Abbiamo pensato di rilevare la Sauber perché il complesso svizzero ci assicura basi concrete per lo sviluppo e la produzione di tutta la monoposto, inoltre ad Hinwil è attiva una fra le gallerie del vento più efficienti in assoluto. La Bmw vuole ampliare le strutture attuali ed aumentare il personale; la squadra verrà gestita integrando le forze impegnate nelle sedi tedesca e svizzera».
Un progetto faraonico, dunque, nel quale i tedeschi puntano molto e dal quale si aspettano altrettanto: «Per la nostra casa sono parole di Burkhard Goschel, presidente Bmw - la F1 sarà ancor di più il miglior veicolo con cui mostrare quali competenze possediamo come costruttori di automobili. Dal prossimo anno avremo la responsabilità di un team tutto nostro».
Al coro dei soddisfatti si aggiunge lo stesso Peter Sauber, per 35 anni alla guida del team che porta il suo nome: «La realtà della F1 è cambiata con l'arrivo di sei grandi case ufficiali; per i privati è davvero difficile garantirsi un budget adeguato per competere ad alto livello. Questo accordo mi consente di dare un futuro alla mia azienda, garantendo i 300 posti di lavoro».
Marco M. Nagliati