Coperto di debiti ha premeditato il massacro

NOVARA. Un arsenale in casa e 360 mila euro di debiti per un negozio di computer andato a rotoli. Il giorno dopo la strage di Bogogno, iniziano a prendere forma i fantasmi che da tempo stavano logorando la mente malata di Angelo Sacco. Fantasmi che aspettavano solo un'ultima goccia per trasformare un taciturno uomo di 54 anni, con distrurbi psichici forse mai riconosciuti, in quel killer che lunedi ha atteso armato l'arrivo dell'esattore del tribunale e in nove ore e mezza di follia ha ucciso tre persone ferendone nove. In carcere a Novara, per lui si prospetta l'accusa di strage.
Un arsenale in casa. Sacco teneva in casa 2.360 munizioni, 13 tra fucili e carabine e una pistola. Tutti regolarmente denunciati. Ex presidente della Federcaccia locale e frequentatore di poligoni, per uccidere avrebbe utilizzato un solo fucile. I carabinieri hanno sequestrato altre 15 armi in casa del cognato al piano di sotto.
L'incubo dei debiti. Un debito di 360mila euro: sarebbe da cercare qui l'origine degli incubi di Sacco. Ingegnere mancato e programmatore informatico, aveva aperto un negozio di computer a Varese che stava fallendo. Cosi aveva contratto debiti, mai sanati, con BancaIntesa e un privato di Firenze. I creditori si sono rivolti al Tribunale che ha deciso il pignoramento della casa inviando il geometra Claudio Morsuillo a stimare lo stabile.
Una strage premeditata. La sensazione degli inquirenti è che Sacco fosse a conoscenza dell'arrivo del geometra. Una settimana fa un altro incaricato del tribunale aveva effettuato una perizia nell'appartamento della madre, non riuscendo ad entrare nel suo. Era quindi partito l'avviso, ricevuto, del nuovo arrivo del perito. Lo ha atteso armato.
Ha infierito sui cadaveri. Il geometra Morsuillo, il carabiniere Giampiero Cossu e il motociclista Giovanni Paracchini sono stati ammazzati con colpi precisi. Poi Sacco «ha continuato a sparargli anche con pallettoni per la caccia al cinghiale» ha riferito il comandande dei carabinieri di Piemonte-Val d'Aosta. Le autopsie sono previste per oggi e «non escludiano», ha detto il procuratore di Novara, «l'imputazione per strage».
Sette secondi per stanarlo. Dopo nove ore e mezza che lo avevano visto barricarsi in casa sparando contro chiunque, alle teste di cuoio sono bastati 7 secondi per stanare il killer: «L'ordine era di prenderlo vivo e abbiamo usato gas irritante per non farlo reagire». Sette le granate irritanti lanciate dopo l'interruzione dell'elettricità in Paese e prima dell'esplosione di una carica-diversivo sul retro e di quella che ha abbattuto la porta dando il via al blitz. Lo hanno trovato in mutande sul divano con una pistola nascosta sotto un cuscino: pronto a sparare ancora. «L'intervento dei carabinieri ha impedito un ulteriore sviluppo della tragedia» ha detto il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli, dopo avere incontrato i famigliari delle vittime e i 6 carabinieri feriti, ormai fuori pericolo.
Ora tace.«Sembra un uomo posato, solo ora si sta rendendo conto, mi ha detto che gli dispiace e che se ha sbagliato pagherà» ha dichiarato il difensore d'ufficio di Sacco al termine dell'interrogatorio nel supercarcere di Novara. Lui, che al momento della cattura aveva detto «volete portarmi via la casa», non ha voluto rispondere agli inquirenti. A parlare sono stati i suoi famigliari: «Tutti i nostri pensieri sono per le vittime».
La solidarietà di Ciampi. «Commossa solidarietà» è stata espressa dal Capo dello Stato Ciampi al Comandante generale dei carabinieri. Intanto a Bogogno sono stati proclamati due giorni di lutto.