«Quello che i giovani non dicono»

VIGEVANO.Lo psichiatra Riccardo Agostini è già intervenuto per commentare episodi di bullismo nelle scuole vigevanesi.
Ora invita a riflettere su un altro aspetto del disagio adolescenziale, che si è manifestato con la fuga di due ragazze lomelline. «Un'altra adolescente se ne va di casa. La notizia, a pochi giorni da altri episodi analoghi, ci sorprende e inquieta. Dobbiamo richiamare qualche elemento di carattere più generale. Per un caso che giunge alla ribalta della cronaca, altri dieci rimangono sconosciuti. Si stima che la fuga da casa coinvolga il 2% dei ragazzi tra i 10 e i 18 anni e, nella grande maggioranza dei casi, si risolva in breve tempo. Tuttavia, essa rimane un sintomo di qualcosa che non va. Si può trattare di tensioni in famiglia, oppure di difficoltà scolastiche che provocano un senso di impotenza nel ragazzo. Oppure ancora, si tratta della pressione congiunta della scuola e della famiglia di fronte all'insuccesso ripetuto, una situazione che il ragazzo percepisce senza via d'uscita. Per sottrarsi all'angoscia, sembra possibile solo la fuga. Gli adolescenti esprimono la propria sofferenza con i fatti più che con le parole. Nella fuga si esprime quel groviglio di rabbia, di tristezza, di confusa voglia di cambiamento che il ragazzo non potrebbe raccontare a parole, anche se lo volesse. Che fare? Si dovrebbe soprattutto ascoltarli gli adolescenti, con pazienza, rispetto e profondo desiderio di comprendere. Invece gli adulti sono spesso distratti, e non sto parlando soltanto dei genitori. Le istituzioni dovrebbero dedicare più attenzione e iniziativa a questa delicata fase di sviluppo. Scuola, servizi sociosanitari, enti locali, dovrebbero uscire ciascuno dal proprio orticello, e mettere insieme competenze e risorse per organizzare centri di mediazione e supporto all'adolescenza. Dove potrebbero trovare ascolto e sostegno emotivo tutti i soggetti coinvolti, i genitori, gli insegnanti ma soprattutto i ragazzi. Anche quelli che scappano da casa».
Riccardo Agostini