Un giovane studioso in un ambiente ideale
La lietissima sorpresa di leggere il servizio (Provincia pavese di sabato) sull'assegnazione del prestigioso premio dei Lincei al giovane studioso Andrea Mattevi, si è in me accompagnata al desiderio di sottolineare che questo è un bel controesempio rispetto al fenomeno della «fuga dei cervelli» di cui molto si parla. Mattevi si è formato ed è cresciuto scientificamente in un ambiente estremamente attento alla valorizzazione dei talenti, fucina di diversi altri eccezionali ricercatori, e dotato di mezzi e servizi grazie al lavoro costante e spesso oscuro di molti.
Egli ha avuto la fortuna (in Italia è una fortuna, purtroppo, e non un diritto, come dovrebbe essere) di essere liberato da ogni tentazione di «fuga», in quanto questo ambiente ne ha agevolato in tutti i modi la carriera accademica. Egli è stato avviato alla ricerca biocristallografica da un maestro straordinario, Martino Bolognesi, il leader italiano nel settore. Mi sembra doveroso ricordare che non è stato solo premiato l'ingegno di Mattevi, ma anche lo sforzo collettivo dell'istituto di eccellenza scientifica che ne ha sostenuto la crescita e l'affermazione, compreso quello dei suoi giovani e validi collaboratori.
Sono dell'opinione che questo rafforzi la vostra tesi sull'altissimo livello delle scuole pavesi. Infine, una precisazione: mi sentirei corresponsabile di spiacevoli fraintendimenti e di troppo premature speranze da parte di persone sofferenti, se si deducesse dall'articolo che la cura per il Parkinson è dietro l'angolo. L'accenno che ne fa l'articolo serve a sottolineare l'importanza della ricerca, uno dei rivoli promettenti per la comprensione e la cura della malattia; ma da qui all'obiettivo, con il concorso di tante altre ricerche, la distanza è grande e non facilmente prevedibile. Ma proprio per questo motivo, tali ricerche vanno finanziate e sostenute con impegno.
Alessandro Codaresponsabile del Laboratorio di Biologia strutturale Dipartimento di Genetica e Microbiologia Università di Pavia
Pavia, Angelo Lepore
deve restare al Fraschini
Ho appreso con rammarico che Angelo Lepore pare convinto ad abbandonare il consiglio di amministrazione del teatro Fraschini. Che tristezza!
Avendo avuto l'opportunità di conoscere Lepore in varie occasioni della vita politica e culturale della città di Pavia e apprezzare la profondità di pensiero e l'intelligenza limpida, mi chiedo perché questo «illuminista illuminato» sempre disponibile, propositivo e mai sopra le righe, non venga incoraggiato a dare ancora il suo prezioso apporto, se non altro, al teatro Fraschini. Non ci siamo mai potuti fregiare di una stagione teatrale cosi fulgida e completa come quella 2004-2005.
Noi cittadini pavesi, avari per costituzione a riconoscerci e a riconoscere meriti, possediamo un teatro che rimane, a livello nazionale, un gioiello (seppure bisognevole ancora di qualche restauro) per architettura e acustica di cui essere onorati. In questi anni il Fraschini si è dotato finalmente di un'apprezzata orchestra di professionisti e ha recuperato la sua dignità, in passato svilita e il suo prestigio. E' necessario che persone come Angelo Lepore continuano nei loro propositi. Rivolgo di cuore l'invito a un ripensamento.
Elga TonalliPavia
Ma chi pensa al Ticino
con l'acqua pulita?
Leggo la lettera del sig. Giovanni Cavallotti che interviene sul Ticino, sui barcé e sul Lido. Leggo il tutto con curiosità, onestamente anche credendo (credendo, non sperando) di trovare una conferma alla mia «visione» sulla salute del fiume. Invece arrivo alle righe dove l'acqua viene definita «bella, limpida e viva...», e mi blocco: ma ho letto bene? O forse non l'ho capito? Rileggo: guarda un po', c'è scritto proprio cosi.
Riuscirò mai un giorno, ammirando il Ticino (mi scorre sotto casa!), a cogliere appieno la poesia che cerca di trasmettermi la schiuma galleggiante, a scovare la molto ben nascosta limpidezza dell'acqua sporca, a trovarci questa gran vita (certo, forse considerando i pesci siluro: ma non mi sembra siano «nativi» del luogo).
Comunque proseguo e arrivo a «fino a 3 anni fa ero solito raggiungere il fiume per farci un bel bagno, alla faccia del divieto...». Meno male, tutto si spiega: a parte il fatto che 30 anni fa con l'acqua del fiume ci avevo pure fatto il caffè, anche io, fino a 3 anni fa, in barcé o in bicicletta andavo alla Sora, come molti pavesi, a fare il bagno.
Appunto, fino a 3 anni fa. Da allora a oggi le cose, purtroppo, sono rapidamente andate peggiorando.
Ripeto, ho il Ticino a pochi passi e vedo di giorno in giorno il degrado delle sue acque (non sto parlando ovviamente della sola siccità). E anche se trovo giustissimo pensare alla tradizione del barcé, al recupero del Lido, alla navigabilità (a tal proposito gli unici che hanno ragione da vendere a chiedere un intervento sono i canottieri e i canoisti del Cus Pavia e della Canottieri Ticino: adesso lottano contro le secche, dopo l'intervento dovranno anche evitare di farsi speronare da qualche Schumacher, ce ne sono parecchi, del fiume), a un Ticino con l'acqua pulita, proprio non ci tiene più nessuno?
Roberto CovaPavia
Belgioioso, Giuzzi:
la Grotta non era un falso
Ringraziando la Provincia pavese per lo spazio dedicato alla vicenda, tirato per capelli, mi corre l'obbligo di replicare alle affermazioni del sindaco di Belgioioso, Fabio Zucca, apparse venerdi su questo giornale.
Fabio Zucca sarà senz'altro un bravo direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e documentazione sulla storia dell'900 dell'Università di Pavia, peccato, però, che in questo caso non conosca una parte della storia del paese che amministra. La Grotta della Madonna di Lourdes fatta abbattere venerdi mattina dal parroco nel cortile della casa parrocchiale, non era un falso. Anzi, risaliva a 70-80 anni fa. Si trovava all'interno di una cappella che negli anni Settanta l'allora prevosto, monsignor Battista Clerici, aveva fatto smontare pezzo per pezzo e ricostruire nell'allora parte nuova del cimitero locale. La Grotta, risalente appunto a 70-80 anni fa, era rimasta nel cortile della casa parrocchiale venerata dai fedeli. Quindi di falso c'è solo la ricostruzione storica della vicenda da parte del sindaco Zucca il quale avrebbe fatto certamente più bella figura, almeno con i belgioiosini che conoscono la storia. La prossima volta si documenti meglio. Avrebbe potuto evitare l'«evento mediatico» che la vicenda ha provocato coinvolgendo gran parte dei fedeli di Belgoioso.
Riguardo la discussione negata nel consiglio comunale di lunedi 27 giugno pensavo che gli avvenimenti del passato regime avessero insegnato qualcosa. Invece non è cosi.
Giulio Giuzzicapogruppo lista civica Belgioioso
M'ama o non m'ama?
La politica dell'Unione
L'Union la fa la forsâ / sta 'nsèmâ's finisâ 'n gloriâ / s'as dividam restam strèt 'n la morsâ / cantam 'n coro «ciau, ciau vitoriâ».
Tantâ sfors par rampegà 'n la cucagnâ / pudè met i man sui premi finalment / 'l sa lasâ andà giù e pö 'l finisâ cal sa lagnâ / l'era no 'l caso da fa tanti sfors par cavàn gnent.
Vogâ, vogâ e la barcâ la va me 'l vent / ghèt ummò da pasà dal pont par metat 'n dal bon / cui to fors t'as dèt da fa a sfidà la curent / l'è un guaio s'at finisât a col dal spron.
Se la barcâ la va a fond / la riva pü sânâ e salva 'n dal port / busognâ superà i guai ca nasâ da stu mond / se no 'nveci dla vitoriâ nasâ un rob stort.
L'è no a sé sfuià la margheritâ / m'amâ non m'amâ di volt busognâ sbasà 'l crapòn / sumâ vitim di guai ca procurâ la vitâ / l'è no verâ che tut i frut ca dà la piantâ ièn bon.
I prosim elesion devâm ligas 'n'na fasinâ / è andat abastansâ ben cumun e regiunal / sa stuma 'nsèma cul racolt 'mpienisâm la casinâ / l'è cun l'Union c'as vinciâ i elesion nasiunal.
Ognun tira l'acqua 'l so mulei / la libertà l'è un grân dirit 'n la nostra erâ / 's deva però 'n cumpagniâ fa i rob par bei / l'è mei vutà bei e alsà finalment la bandera.
Un cigno un di l'ha decis da cambià nei / l'ha familiarisà cun'na pavonâ / ciplavan a fagh fèsta i pasarei / pü das che 'nveci d'un bel usé è nasù 'na cruatonâ.
Rino ZuccaPavia