«Chiederò tempo alla Ue»

ROMA. Nessuna manovra bis per correggere i conti pubblici italiani, e rientro del deficit entro i parametri di Maastricht entro 2-3 anni: la risposta alla Corte dei Conti del premier e del ministro dell'Economia arriva ieri sera, dopo il Consiglio dei ministri. E comunque non compete alla Corte indicare una scelta che è invece tutta politica, si sottolinea nel governo. La relazione della Corte dei Conti arriva a chiusura di una settimana che è stata piena di spine per le questioni dell'economia e della finanza pubblica.
Ma questa volta, le considerazioni della Corte dei Conti che rileva la necessità di una manovra correttiva per riportare i conti pubblici sotto controllo, provocano nel governo un surplus di irritazione.
Se ne è parlato in Consiglio dei ministri, riferisce il ministro del Welfare Roberto Maroni, dove Siniscalco ha espresso «perplessità», condivisa dai colleghi. Il ministro dell'Economia, peraltro, precisa i suoi dubbi prima di entrare in Consiglio. «Onestamente mi stupisce che esorti a una manovra aggiuntiva in una fase di recessione», dice Siniscalco che contesta anche i dati sulla pressione fiscale. È Silvio Berlusconi a chiudere la questione, durante la conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri: «La mia posizione è identica a quella del ministro Siniscalco», nessuna manovra bis. E Siniscalco promette, con il Dpef che arriverà i primi giorni di luglio, una cura choc per l'economia, «ma senza stretta». Intanto, per il rientro del deficit, il governo chiederà a Bruxelles «due-tre anni di tempo», a partire dal 2005.
Le critiche del titolare dell'Economia sono condivise da Maroni anche per un altro motivo. «La Corte ha come suo compito l'analisi tecnica dei conti e non quello, che è politico, di decidere se fare una manovra correttiva», sostiene il ministro del Welfare. La relazione della magistratura contabile, che snocciola dati sul deficit fuori controllo, debito in crescita, spesa pubblica in salita, provoca le reazioni infastidite anche dei ministri La Loggia e Calderoli. «Si tratta di dati che già conoscevamo. E poi vengono fatte valutazioni politiche che non dovrebbero essere proprie di questo organismo...», commenta il ministro degli Affari regionali Enrico la Loggia. E il titolare delle Riforme Roberto Calderoli ripete l'abituale refrain: la colpa è dell'euro.
Ben diversi gli accenti con i quali il centrosinistra commenta la relazione della Corte. «La gravità dei problemi italiani, dai conti fuori controllo alla crescita zero, è ormai evidente a tutti, tranne che al presidente del Consiglio e al suo ministro dell'Economia che, infatti, sembrano non avere un minimo di capacità reattiva per indicare una strada nuova», dice Mauro Agostini, responsabile economico del gruppo Ds alla Camera. Per Francesco Rutelli, presidente della Margherita, quella della Corte dei Conti «è stata una requisitoria impressionante nei confronti della politica del governo. Ogni giorno, ogni volta che si riunisce una categoria (artigiani, industriali, commercianti) arriva una botta al governo». «Sarebbe del tutto irresponsabile da parte del governo continuare a non tenere in alcun conto anche questo richiamo che arriva da un autorevolissimo organismo istituzionale. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: la manovra correttiva e l'anticipo della finanziaria sono una necessità assoluta», ribadisce il responsabile economico Enrico Letta.(a.g.)