«Abbiamo paura a uscire di casa la sera»
VIGEVANO. Vita difficile nel centro storico. Viaggiando tra via Della Costa, via Mulini, e via Riberia, dove i bar, i negozi e i vecchi cortili si mescolano ai phone center e alle macellerie islamiche si scoprono strane forme di integrazione, ma anche le proteste dei molti residenti che 'hanno paura ad uscire la sera". Si va dalla 'sciura" che sente bussare alla porta i ragazzini che le chiedono da accendere con una canna in mano, fino alla pensionata che rammenda i calzoni al vicino egiziano che vive solo.
E poi ci sono le proteste, le raccolte di firme e gli esposti contro la sporcizia, il degrado ed il chiasso notturno.
«Di paura vera e propria non ne ho - dice Katia, parrucchiera in via della Costa- anche perché chiudo il negozio alle 20. Ma capisco il disagio dei residenti. Il problema esiste e l'unico modo per risolverlo non è chiudere il phone center, ma intensificare i controlli. Ad esempio era stata fatta una raccolta di firme per il vigile di quartiere, ma non si è ancora visto nulla». Chi invece è più preoccupata è Giaele, che lavora nel negozio di Katia, ed abita in zona. «Si vive male - dice- c'è sempre la paura che succeda qualcosa. Ci troviamo spesso ad assistere a risse e problemi di ordine pubblico. Io e mia madre abbiamo ricevuto apprezzamenti pesanti e una volta siamo state anche inseguite». C'è anche chi ha visto cambiare sotto i propri occhi il quartiere. E' il caso di Francesco Riversa, che da otto anni gestisce un bar in via Mulini. «Prima ero aperto alla sera. Oggi alle 20 mi conviene chiudere. Vorrei vendere l'attività, ma nessuno è disposto a comprare in questa zona».
Un'anonima commerciante racconta poi come da due anni ogni mattina si trova a dover pulire la sporcizia lasciata nella notte. «Da 13 anni lavoro qui - spiega - ma negli ultimi due anni la situazione è precipitata. Anche quando rimangono chiusi i phone center vengono utilizzati come punti di ritrovo. Con alcuni immigrati ho rapporti, faccio le fotocopie nei phone center, ma è stata con la loro apertura che è peggiorata la situazione». Infatti se di giorno commercianti italiani e stranieri convivono e non di rado si vedono italiani che fanno spesa dal macellaio islamico, con l'arrivo della notte la situazione cambia. Ma i gestori dei phone center si discolpano. «Sono due mesi che chiudiamo attorno alle 21 - dice Essam, titolare del telefono più - noi non c'entriamo con i problemi di ordine pubblico. Non solo, questa ordinanza ci ha provocato un danno economico, visto che la maggior parte dei nostri clienti lavora fino a tardi e prima dell'ora di cena non può telefonare, ma veniamo accusati noi la causa del degrado. Le cose che fanno fuori dal mio negozio non sono di mia competenza. Con le nostre tasse paghiamo le forze dell'ordine, e sono loro che devono intervenire.». C'è poi chi guarda con simpatia i nuovi arrivati. Come un 'anziana vigevanese, residente in via Mulini, che da anni convive pacificamente con loro. «Non mi hanno mai dato fastidio- dice- nello stabile in cui vivo sono gentili e rispettosi». (a.ball. e i.c.)