Fucilato. Una sola volta
Ho letto che, secondo Pierluigi Baima Bollone, autore del libro «Le ultime ore di Mussolini» (Mondadori editore), che sarà presentato nel pomeriggio di domani, sabato, presso il Museo Storico di Voghera, nell'ambito dell'iniziativa «Una notte al museo», è da escludere che sia avvenuta la doppia fucilazione di Benito Mussolini e di Claretta Petacci: quella «vera» la mattina del 28 aprile 1945, a casa De Maria, e quella, organizzata con una messinscena «depistante», nel pomeriggio davanti al cancello di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra, presso Dongo, nel comasco.
Leggo poi un'intervista con il regista Renzo Martinelli, che sta per realizzare una fiction sulla morte di Mussolini, secondo il quale «risulta da documenti incontrovertibili che il 'colonnello Valerio" (in realtà - vero e proprio scoop - Luigi Longo), trovò Mussolini e la Petacci già morti, uccisi sicuramente dai servizi segreti inglesi per evitare che Mussolini rivelasse le trattative in corso con Churchill contro Stalin».
Già Arrigo Petacco ha sollevato dubbi sulla attendibilità di quest'ultima ricostruzione, notando tra l'altro che Longo partecipò a Milano, la mattina del 28 aprile 1945, alla riunione del CLN Alta Italia e che sulla sua presenza in città non sussistono dubbi. Si chiede Petacco: «Come avrà fatto, nel giro di tre ore, a raggiungere Dongo e poi Giulino di Mezzegra e poi organizzare l'esecuzione? Neanche disponendo di una Ferrari sarebbe giunto in tempo».
Nel volume del colonnello Alfredo Malgeri, comandante della III Legione della Guardia di Finanza, intitolato «L'occupazione di Milano e la Liberazione», edito nel 1947 e ripubblicato in terza edizione nel 2005, a cura delle Raccolte Storiche del Comune di Milano, si dice, con riferimento al pomeriggio del 28 aprile 1945: «Valerio, intanto, accompagnato da un partigiano della 52a Brigata Garibaldi, va a Bonzanigo di Mezzegra, dove preleva Mussolini e la Petacci e con loro, in automobile, si dirige verso la via statale che costeggia il lago. La macchina si ferma prima di arrivare alla statale, all'altezza della villa Belmonte; Mussolini e la sua compagna vengono fatti scendere e posti contro un cancelletto di accesso al giardino della suddetta villa; una raffica di pistola automatica li abbatte entrambi».
Come si può constatare, la tesi di Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina legale, concorda con quanto ha scritto nel 1947 il colonnello Malgeri.
A proposito della rivoltella, per dovere di cronaca mi corre l'obbligo di riportare quanto dichiarò a me e a Ernesto Storazzi nel pomeriggio di sabato 20 febbraio 1999 a Milano, nel bar della stazione di Porta Genova, Paolo Murialdi, ex partigiano, giornalista e storico del giornalismo.
Riprendo la citazione da un mio articolo apparso sulla «Provincia Pavese» del 7 marzo 1999 e ripubblicato nel mio libro «Per una guida letteraria della provincia di Pavia» (2005). Ecco la risposta di Murialdi a una domanda sulla spedizione a Dongo e sull'uccisione di Mussolini: «Credo che la versione più attendibile sia quella (tardivamente resa nota) di Aldo Lampredi. Escludo che Riccardo (Alfredo Mordini) sia salito dove si trovavano il duce e la Petacci e allora non sentii mai parlare della rivoltella ora conservata a Voghera. Quando Cadorna convocò Edoardo e Dal Verme la sera del 27 aprile 1945, parlò della fucilazione di Mussolini e dei gerarchi, ma non fece il nome della Petacci. Disse di mettere a disposizione del colonnello 'Valerio" (Walter Audisio), presente nella stanza, un plotone per l'esecuzione della condanna. Il mio alterco con 'Valerio" (il quale sosteneva che il camion che io avevo procurato era troppo piccolo: ne ho riferito nell'articolo per 'l'Unità" del 26 gennaio 1996 e nella lettera al 'Corriere della Sera" del 26 settembre 1996) prova che la decisione di portare i cadaveri a Milano in piazzale Loreto fu fatta dal Pci e non da Cadorna e dagli altri membri del Corpo Volontari della Libertà. 'Edoardo" (Italo Pietra) non pensò neppure per un momento di andare lui a Dongo. Mi telefonò alle scuole di viale Romagna dicendomi di preparare un plotone per una missione importantissima. Me la rivelò quando tornò dal colloquio con Cadorna e decise che la persona più indicata per comandare questo plotone era 'Riccardo", vecchio combattente di Spagna, del maquis in Francia e poi in Italia. Tra di noi - mi disse - lui aveva più diritto di tutti di eseguire la condanna a morte. E 'Riccardo", in effetti, comandò - come si vede dalle fotografie e da un filmino girato da un dilettante - il plotone di esecuzione sul lungolago di Dongo. Infine, mi pare improbabile che lui abbia regalato quella rivoltella di pretesa storica a quel bravo ragazzo che era ed è Piero Boveri. Preannuncio, in conclusione, che sto lavorando alla redazione di una mia testimonianza completa su questi argomenti da consegnare a una rivista di storia».
In effetti Murialdi ha poi sviluppato la sua testimonianza scritta in un saggio «Prima e dopo la fucilazione di Mussolini. Testimonianza di uno dei protagonisti» pubblicato nel n. 215, giugno 1999, della rivista «Italia contemporanea».
Come si vede, non sono pochi i motivi di curiosità e di interesse che possono invogliare a seguire a Voghera la presentazione del libro di Pierluigi Baima Bollone.
Paolo Pulina