C'è l'identikit dei violentatori


MILANO.Capelli corti, tirati su con il gel, visi regolari, nessun segno particolare di riconoscimento. La studentessa di 19 anni stuprata sabato notte, a Milano, se li ricorda cosi i suoi aggressori. Con l'aiuto del fidanzato, 26 anni, testimone e anche lui vittima della tragica sera, picchiato e immobilizzato dai tre, ha fornito i dettagli utili agli esperti della Scientifica per disegnare al computer volti 'attendibili". Ora l'identikit dei tre giovani sarà diffuso a tutte le pattuglie, pubblicato da giornali e tv, nella speranza che il cerchio delle indagini possa stringersi.
Lo stupratore, in particolare, sarebbe quello con i capelli scuri. Una volta terminata la ricostruzione, la ragazza ha riconosciuto con sicurezza quell'unico volto. Gli altri due sono invece rimasti impressi nella memoria del fidanzato. Se li ricorda bene, quando l'altra notte, nella Renault Clio, in un prato al confine tra Milano e Pero, gli hanno stretto la cintura come un cappio al collo, per tenerlo fermo, mentre l'altro approfittava della sua ragazza.
I tre hanno corporatura normale: un metro e 70 circa di altezza; vestiti in modo trasandato, si legge nelle didascalie dei disegni. Puzzavano persino, secondo la testimonianza delle loro vittime, come è facile per chi in questi giorni di caldo non abbia bagni e acqua a disposizione per lavarsi.
Il confronto all'americana tra la studentessa aggredita e il centinaio di nomadi del campo di via Capo Rizzuto non ha dato alcun risultato per l'indagine, finora. Quei tre non c'erano, o almeno non c'erano più tra i romeni mostrati uno ad uno ai due giovani. Gli uomini della questura hanno setacciato la zona della baraccopoli alla periferia nord-est, a ridosso del luogo dove si è consumata la violenza. Dieci immigrati clandestini sono stati accompagnati nel centro di permanenza di via Corelli; una trentina sono stati espulsi. Il dispiegamento di forze per assicurare quei tre alla giustizia è notevole: l'ipotesi più accreditata, ora che l'identikit è stato tracciato, è che siano albanesi.
Per questo li cercano tra le periferie della città e l'hinterland, dove spesso gruppi di clandestini di quella nazionalità si danno appuntamento per i 'lavori più sporchi", i piccoli furti, il controllo della prostituzione.
La Squadra mobile al lavoro per dare un nome ai tre aggressori non trascura nemmeno l'analisi delle impronte. C'è poi il telefono cellulare portato via alla coppietta, anche se da quel sabato sera è spento. Gli investigatori piazzano le loro esche anche utilizzando le coppie-trappola: due agenti in borghese che si fingono amanti. I ritratti dei tre vengono mostrati in queste ore anche a chi ha di recente subito rapine simili, mentre non sono stati trovati elementi precisi che possano far pensare che si tratti della stessa piccola banda che qualche mese fa rapinò altri due fidanzati appartati violentando la ragazza, di 26 anni, in via Moneta nel quartiere periferico di Affori.
Oggi è convocato un vertice in prefettura del comitato provinciale per la sicurezza.

Olga Piscitelli