Il rastrellamento all'alba poi il feroce massacro di vecchi, donne e bimbi

LA SPEZIA.La ricostruzione di quel che avvenne a Sant'Anna la mattina del 12 agosto 1944 non permette equivoci: non si trattò di un'azione di rappresaglia dell'esercito tedesco in ritirata, ma di un vero e proprio massacro pianificato da giorni, che rientrava in quella strategia voluta da Kesselring denominata 'guerra ai civili". Il Pm Marco De Paolis, nella sua lunga requisitoria, prima ancora di soffermarsi sulle responsabilità dei dieci imputati, si è intrattenuto a lungo su questo aspetto, concludendo che si trattò 'di una deliberata scelta strategico-operativa degli alti comandi germanici in Italia sul modo con il quale doveva essere condotta la lotta antipartigiana" e dunque la strage di Sant'Anna avvenne 'per direttive, ordini e disposizioni particolarmente feroci e brutali nei confronti della popolazione civile, un'opera generale di pianificazione delle attività militari che non poteva essere il frutto di iniziative individuali o settoriali di reparto". Un massacro, studiato nei minimi particolari, che chiama dunque i dieci imputati del processo spezzino (due ufficiali e otto sottufficiali) alle loro responsabilità in quanto, sia pure in misura diversa, responsabili delle azioni di gruppi di soldati che sottostavano ai loro comandi. Sommer e Rauch erano due ufficiali, il primo comandante di compagnia, l'altro aiutante maggiore. Gli otto sottufficiali erano capisquadra e tutto ciò - ha sostenuto il pubblico ministero nella sua requisitoria - fa ragionevolmente escludere 'che essi abbiano potuto ignorare le conseguenze inscindibilmente connesse all'esecuzione di un'operazione di rastrellamento e di annientamento compiuta in quel contesto e con quelle finalità".
La meticolosa, quasi ossessiva, precisione degli ordini è stata documentata, nel corso del processo, anche da un documento, sequestrato in casa di Gerard Sommer, che contiene un incarico operativo affidatogli durante la guerra nel nostro paese, formulato con una 'minuziosità e precisione da escludere inequivocabilmente che egli - in un'operazione ben più complessa e delicata di quella - non avesse potuto immaginare cosa sarebbe avvenuto e come sarebbe avvenuto". Il sottotenente Georg Rauch, nella sua funzione di aiutante maggiore, sarebbe stato il braccio destro del comandante, l'ufficiale che avrebbe assicurato il supporto tattico.
I tedeschi arrivarono in cima alla vallata verso le 7 di mattina provenendo da tre parti: da monte Ornato (Capriglia-Capezzano) in direzione Pietrasanta, dalla Foce di Compito e dalla Foce di Farnocchia. Una quarta squadra si fermò sopra Valdicastello per bloccare il sentiero di accesso a Sant'Anna. La squadra proveniente da Monte Ornato rastrellò le persone in località Argentiera e i prigionieri furono portati in località Vaccareccia. A quel punto partirono le segnalazioni con i razzi e presumibilmente entrarono in azione le altre squadre. Alla Vaccareccia le persone furono ammassate in tre stalle e uccise a colpi di mitra e lancio di bombe e subito dopo furono incendiate le abitazioni. La stessa cosa avvenne nelle località Franchi e Le Case. La squadra dei tedeschi proveniente dalla Foce di Compito in località Bambini si uni al gruppo proveniente dalla Foce di Farnocchia e una volta arrivati a Colle fecero uscire le persone dalle case, le indirizzarono verso Valdicastello e poi le mitragliarono all'interno di un fossato. Al Pero gli abitanti furono avviati nella piazza della chiesa e uccisi a colpi di mitragliatrice, i loro corpi furono incendiati. Ai Coletti i prigionieri furono uccisi davanti a una stalla. Il massacro si concluse alle 11.