Juve, il Coni contro Agricola

TORINO. Condannate Riccardo Agricola a due anni di squalifica: la richiesta della procura antidoping del Coni alla Federcalcio è l'ultimo capitolo di una vicenda iniziata nel 1998 con le accuse di Zdenek Zeman sull'eccessiva diffusione di farmaci nel calcio. Quelle parole fecero scattare un processo culminato, lo scorso novembre, nella condanna del capo dello staff medico della Juve.
Il 27 ottobre la Corte d'Appello dovrà occuparsi del caso e magari decidere se - come ha chiesto la pubblica accusa - condannare anche l'amministratore delegato Antonio Giraudo, che in primo grado era stato assolto. Ad Agricola sono stati inflitti un anno e dieci mesi di carcere con la condizionale per frode sportiva: la tesi era che avesse fatto del «doping mascherato» sui giocatori bianconeri con medicinali leciti (salvo alcune rare eccezioni) ma provvisti di effetti secondari tali da alterarne le prestazioni. Secondo il giudice Giuseppe Casalbore, il medico ha condizionato i campionati dal 1994 al 1998, e quindi si è meritato una condanna per frode sportiva. Quanto ai calciatori, nessun provvedimento: in quegli anni non era ancora in vigore la legge contro il doping, del 2000, che punisce anche gli atleti. Era stato Raffaele Guariniello ad ipotizzare per primo l'uso improprio di farmaci quali la Creatina, il Neoton, il Voltaren, il Samyr, l' Esafosfina. Poi, al processo, si aggiunse un'altra accusa, la più infamante: la somministrazione di Epo (l'eritropoietina). Uno dei periti, dopo aver analizzato l'andamento dei valori sanguigni di venti giocatori, concluse che «con ogni probabilità» alcuni erano stati sottoposti a un trattamento «cronico» con Epo, e a due erano state date dosi «acute» della sostanza. Agricola si è difeso dicendo che usava i farmaci contestati al di fuori delle indicazioni terapeutiche e che i prodotti evitavano noie alla salute degli atleti e combattevano l'«affaticamento patologico». Sull'Epo ha negato ogni addebito. La risposta juventina è affidata alle 260 pagine del ricorso in appello.