Presi nella notte gli stupratori di Bologna
BOLOGNA. Gli stupratori di Bologna sono finiti in carcere. Si tratta di due giovani marocchini clandestini: uno è minorenne e reo confesso, l'altro maggiorenne. Sono finiti in manette lunedi notte, a distanza ravvicinata l'uno dall'altro, con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e rapina aggravata. Sono dei disperati, gli ultimi del mondo, che non si rendono neppure conto che la loro vittima porterà il peso di questo ricordo per tutta la vita, dice il questore di Bologna, Francesco Cirillo, riferendosi ai due bruti che sabato pomeriggio hanno violentato una quindicenne.
E' successo nel parco di Villa Spada, sui colli bolognesi, davanti agli occhi sconvolti dell'amico diciassettenne della ragazza, che gli aggressori tenevano sotto la minaccia di un cutter. Ora i due giovani nordafricani, uno dei quali ha confessato parzialmente la violenza, sono finiti in carcere (Dozza e minorile del Pratello), in attesa della convalida del fermo.
A.K.M., il sedicenne, è stato il primo ad incappare nelle maglie delle indagini della questura di Bologna, dopo una preziosa segnalazione dei servizi sociali. Che, nel tardo pomeriggio di lunedi, hanno avvisato gli investigatori della presenza, in un centro di accoglienza per minori, di un giovane con caratteristiche fisiche combacianti a quelle dell'identikit degli stupratori.
È stata la svolta per le indagini, durate solo 48 ore. Gli investigatori si sono precipitati al centro. Lo hanno messo sotto torchio, anche grazie alla collaborazione di alcuni assistenti sociali del Comune, che hanno cercato di mettere il ragazzo extracomunitario a proprio agio per strappargli una confessione. In un primo momento opponeva resistenza, cercava di coprire il suo complice. Ma, dopo ore di interrogatorio in questura, ha in parte confessato lo stupro e indirizzato gli investigatori sulle tracce del secondo marocchino.
Si tratta di J.A., fuggito da Perugia dove era agli arresti domiciliari per spaccio di droga dalla fine del 2004. Alle 4 del mattino lo hanno scovato a Monghidoro, nel Bolognese, in un appartamento di proprietà del cugino, che ora rischia l'arresto per favoreggiamento.
Il blitz ha coinvolto una ventina di poliziotti, che all'interno dell'appartamento hanno trovato importanti prove: il cellulare rubato allo studente, le chiavi del motorino e uno zainetto delle vittime, sul quale era impressa un'impronta digitale di uno dei due stupratori. Una prova schiacciante.
Il primo fermo, quello del reo confesso, è stato emesso verso la mezzanotte di lunedi sera, il secondo alle 6 del mattino. Entrambi i violentatori sono stati riconosciuti dalle due vittime, dopo un confronto all'americana. L'identità dei due bruti non è però ancora del tutto chiara. Per questo, ci si avvarrà della collaborazione col consolato del Marocco a Bologna.
Molto soddisfatti per l'esito delle indagini il questore Cirillo, che ha ringraziato soprattutto il sindaco Sergio Cofferati per la collaborazione; il procuratore capo Enrico di Nicola, che ha messo in rilievo l'importanza del gioco di squadra tra Procura, Questura e Comune. Ma anche la famiglia della quindicenne violentata, che ha inviato una lettera alla questura, per elogiarne la professionalità e la competenza.
Infine il procuratore Di Nicola, aprendo una parentesi, ha liquidato le polemiche scoppiate dopo le sue dichiarazioni sul premier Silvio Berlusconi come volgari strumentalizzazioni. E a chi chiedeva la sua testa, sorride e dice: «Chiedano pure le mie dimissioni, ma prima devo essere d'accordo io».