In serie B per 50 minuti
MANTOVA. Un epilogo rovinoso non può cancellare una stagione indimenticabile. E Paolo Sciaccaluga da Genova, capitano del Pavia che ha dato una bella ripulita alla propria fedina sportiva, è l'uomo giusto per andare oltre la giornata no del Martelli e rivolgersi al futuro. Anche se l'indicatore della rabbia è al livello di guardia. «Sciacca» si fa largo nella festa mantovana e si presenta torvo in volto ai taccuini. Per prima cosa cerca l'inviato dellarosea - forse perché in questo mondo le pubbliche relazioni non guastano mai - , e poi accetta democraticamente le domande di tutti. Risponde con pazienza Sciaccaluga. Anzi, ha bisogno dei quesiti per inviare messaggi precisi. Il più importante, per l'ambiente azzurro, si affaccia al domani. «Siamo stati in serie B per 50 minuti, tanto è durato il nostro vantaggio sul Mantova in questa doppia finale. Poi sono stati più bravi loro. Però ci si può riprovare. Ad allungare l'esperienza di almeno altri 130 minuti, intendo». Nemmeno dopo la battuta gli scappa un mezzo sorriso, al numero 10 azzurro. Traducendo, però, significa che il futuro può essere del Pavia. Ripartendo da Sciaccaluga. Che ha un altro anno di contratto con via Alzaia.
«A Pavia mi trovo bene e il mio contratto scade nel 2006. Parlerò con la società, ma non dovrebbero esserci problemi - dice Sciaccaluga - . L'estate scorsa nemmeno dovevamo essere in C1, in questo mese di giugno ci siamo ritrovati a lottare per la B contro il Mantova, perdendo la finale, come è successo al Napoli. Di strada ne abbiamo fatta, dunque». Perché questa stagione abbia un senso non deve rimanere però un exploit isolato.
«Anch'io voglio credere che abbiamo creato qualche cosa, che sono state poste le basi per un inizio. Quello di Pavia e del suo calcio proiettato ad alti livelli. Sarebbe bellissimo perché vorrebbe dire che questa squadra ha gettato un seme, ha dato avvio a una fase nuova - replica il capitano - . Proviamo allora a ripeterci tutti, squadra e ambiente insieme». A Sciaccaluga però le tre pere subite al Martelli proprio non vanno giù. E il discorso, inevitabilmente, si sposta all'appena vissuto. «Inspiegabile - sentenzia - : dovevamo partire bene e invece abbiamo approcciato malissimo rovinando tutto. I tre gol subiti in dieci minuti sono stati una mazzata. Abbiamo rovinato un'annata splendida. Anzi, no. Definirla rovinata è eccessivo. Però perdere cosi dispiace». Forse dopo la sconfitta del Fortunati, il Pavia non ha mai pensato di poterla davvero ribaltare la finale.
«Non è tanto la questione del 'non crederci". Avevamo preparato una partita attenta e invece, cosi, l'abbiamo 'chiusa" noi prima di loro. E abbiamo sbagliato tutti, voglio precisarlo. Certo il Mantova è partito benissimo. E si è conquistato la serie B con pieno merito». Nel clan azzurro nessuno recrimina, ma le assenze di Papini e Ciullo hanno fatto si che al Martelli scendesse in campo una squadra assai lontana da quella che a metà del girone di ritorno era in vetta alla classifica con la Cremonese.
«Si vede che era destino - sospira Sciaccaluga - che con il Mantova non si potesse mai schierare la miglior formazione. Era successo in campionato a Pavia e anche nella prima partita dei play off». Nel ritorno, poi, quel prologo imbarazzante che a un certo punto ha fatto temere l'infamia della goleada. Non a caso proprio Sciaccaluga, con le maniere forti e a parole, è sembrato volersi fare paladino della dignità del Pavia puntando l'indice a più di un avversario. Cosi almeno è parso dalle tribune. «Non sono capace di perdere, non ci stò a farmi mettere sotto nemmeno in allenamento, figuriamoci farmi prendere in giro», è la pronta replica, implicita ammissione che a quelli del Mantova, in un modo o nell'altro, in quel famigerato avvio è stato ricordato che gli avversari non bisogna irriderli. Mai. Arrivederci tra un anno.