Il petrolio sfiora i 60 dollari al barile

ROMA. Il prezzo del petrolio sale di record in record e ormai ‘vede' quota 60 dollari al barile, livello già abbondantemente superato nelle contrattazioni a scadenza medio-lunga. Ieri la quotazione a New York sul future con scadenza luglio, quello più trattato, è arrivata a 59,25 dollari in chiusura - segnando il nuovo record - mentre il prezzo del Brent a Londra è volato al nuovo massimo di sempre a 58,58 dollari. Le cause della nuova impennata risiedono in gran parte su fattori speculativi, considerato che gli hedge fund stanno accumulando posizioni lunghe sul prezzo, in pratica scommettono su uno scenario di ulteriori rialzi. Prova ne sia che ieri a New York il prezzo relativo al future con scadenza dicembre è salito addirittura a ridosso di 61 dollari, a 60,8.
Il maggiore elemento di incertezza riguarda la possibilità che l' offerta riesca effettivamente a bilanciare la domanda, prevista in crescita nonostante il boom dei prezzi. Secondo il Dipartimento statunitense per l' Energia, infatti, la richiesta di petrolio quest' anno aumenterà del 2,5%, mentre al tempo stesso sul versante della produzione esiste più di un timore che si verifichino alcuni intoppi. Proprio ieri, a questo proposito, sull' andamento del prezzo ha pesato la prospettiva di uno sciopero dei lavoratori del comparto in Norvegia, che potrebbe comportare il taglio di circa 920mila barili al giorno. Oltre a questo, va tenuto conto che l' Iraq, il quale prima della seconda guerra del Golfo immetteva sul mercato 2,48 milioni di barili al giorno, adesso riesce a pomparne a malapena 1,8 milioni.
Sulla dinamica del prezzo pesa parecchio la speculazione: secondo la Commodity Futures Trading Commission nella settimana chiusasi il 14 giugno le posizioni lunghe accumulate da hedge fund e da altri soggetti a carattere speculativo hanno superato quelle cosiddette ‘corte' di 12.563 contratti, segno che appunto c'è chi avalla uno scenario di ulteriore crescita dei prezzi.
L' Opec è in ogni caso pronta ad un ulteriore sforzo per accrescere ulteriormente la produzione. Lo sceicco Ahmad Al-Fahd Al-Sabah ha infatti precisato di essere pronto a convocare una riunione dei ministri petroliferi per decidere un ulteriore incremento di 500mila barili al giorno, in aggiunta a quello deliberato mercoledi scorso, che entrerà in vigore a luglio.
«Con l' ennesimo rialzo del petrolio a 60 dollari al barile la ripresa del made in Italy è a rischio», ha detto il viceministro per le Attività produttive, Adolfo Urso.