«Tribunale poco sicuro e da chiudere»
VOGHERA. «Chiuso per pericolo di crolli». E' il caso estremo, ma l'esposto presentato ieri mattina in procura da una delegazione della Camera penale di Voghera ha proprio lo scopo di richiamare l'attenzione sullo stato di precarietà e di grave degrado del palazzo di Giustizia, un edificio dove magistrati, dipendenti e avvocati continuano a lavorare malgrado la mancanza dei necessari requisiti di sicurezza.
L'esposto punta il dito su due casi-limite: l'assenza di una scala di sicurezza antincendio all'ultimo piano del Palazzo, dove si tengono le affollate udienze penali con rito monocratico (che ha assorbito buona parte delle competenze della vecchia pretura) e ci sono uffici e la polizia giudiziaria; il fatto che sia consentito ancora e sempre il transito sotto la rampa superiore della scala principale del tribunale, benchè la stessa venga considerata pericolante e, proprio per tale motivo, ne sia stato vietato l'accesso ormai da tre anni.
«Dovrebbe essere posta sotto sequestro, per scongiurare il rischio che qualcuno si faccia male in caso di improvviso cedimento»: questo il senso dell'istanza formulata dai penalisti. Che arrivano ad ipotizzare, come estrema ratio, persino il sequestro preventivo dell'intero Palazzo di Giustizia, per l'assenza dei requisiti minimi di sicurezza. La delegazione, guidata dal presidente Pietro Folchi Pistolesi, e comprendente anche Marcello Lugano, Giorgio Lobianco (consiglieri dirigenti) e Antonello Accolla, ha consegnato l'esposto nelle mani del procuratore capo, Aldo Cicala. Il quale, probabilmente, ne farà cenno al nuovo presidente del tribunale, Fabrizio Poppi, lunedi mattina, giorno del suo insediamento ufficiale nella carica.
Tribunale malato e che cade a pezzi, dunque? E' chiaro che non c'è il pericolo incombente di un crollo, ma l'esposto della Camera penale vuole essere un sonoro campanello d'allarme, evidenziando una situazione che si deteriora sempre più malgrado i soldi profusi nel tentativo di riparare le crepe (tre miliardi e mezzo di lire spesi dal 1991 in poi per lavori di ristrutturazione). Il Palazzaccio, un ex convento seicentesco, mostra il segno degli anni.
E ora la grana rimbalza al Comune, competente per la manutenzione. «Forse gli amministratori farebbero meglio a chiudere la baracca e a spostare tutto all'ex caserma adeguatamente recuperata - suggerisce l'avvocato Folchi - Ho fatto visionare la crepa esterna da un ingegnere mio amico e mi ha detto che è una lesione strutturale, dipende dall'adiacenza fra due immobili costruiti in epoche diverse». A proposito di rattoppi...