Mille firme per l'archivio Chiolini «Salviamo un patrimonio di Pavia»
PAVIA. Trattenere l'archivio Chiolini a Pavia. In mille hanno firmato la sottoscrizione promossa dalla delegazione Fai di Pavia. Mille firme raccolte in soli due giorni - in occasione della Festa di Primavera dello scorso marzo - per salvare 'un luogo del cuore". Un patrimonio di circa 20 mila negativi che racconta la storia della città per quasi un secolo e che rischia di essere frammentato e disperso. Il materiale dopcumentario potrebbe infatti andare all'asta al termine del procedimento di liquidazione dei crediti fallimentari della società.
Domattina una delegazione del Fai, guidata da Lisa Galmozzi Poloni, incontrerà il sindaco Piera Capitelli per chiedere un intervento concreto dell'ente pubblico «perché finalmente Pavia si possa venire in possesso di una delle sue più preziose testimonianze di vita cittadina».
Un appello esteso ai protagonisti della vita politica, imprenditoriale e culturale, che tra le loro fila arruolano tanti firmatari della petizione. «A dimostrazione - spiegano al Fai - che l'archivio di Guglielmo Chiolini è un patrimonio irrinunciabile della città».
Lo stesso sindaco, in campagna elettorale, aveva preso posizione sulla questione: «Sarebbe come perdere un album di famiglia - aveva detto - La città ha risorse per poter far fronte all'acquisizione». Il rischio reale è che foto e negativi prendano il volo. Associazioni ed enti culturali, tra cui Alinari a Firenze, hanno mostrato da subito grande interesse. Ma significa che questa parte di memoria storica verrebbe trasferita altrove, privatizzata e resa indisponibile per i cittadini.
A questo punto, quindi, la questione dei tempi diventa prioritaria. Riuscire a concludere l'operazione prima che il procedimento di liquidazione sia concluso potrebbe avere un costo. A fascicolo chiuso l'archivio finirebbe all'asta e il costo sarebbe un altro, certamente più elevato.
Guglielmo Chiolini, nato il 10 luglio del 1900 e scomparso 15 anni fa, è stato il protagonista di un secolo. I suoi scatti, che trasudano passione e amore per la sua città, ritraggono gli spazzacamini a porta Salara prima della guerra, la vita di fabbrica nella fonderia Necchi, il bombardamento del 4 settembre 1944 fino al celebre scatto di Mussolini che fa gli scongiuri inaugurando l'Idroscalo. C'è qualcosa di Pavia che lei non ha immortalato? Gli fu chiesto in un'intervista di vent'anni fa. «Aspetti che ci penso... No, niente».