LA MOSSA DEL PROFESSORE


Prodi sa, perché lo ha imparato a sue spese (ma anche il centro-sinistra ha dovuto pagarne il conto), che, se la Margherita non cambia propositi, lui potrà anche vincere le elezioni, ma non riuscirà a governare. Questo futuro, che è un brutto ritorno al passato, non gli piace.
Sono tanti coloro che, ugualmente, non gradirebbero, a cominciare da Fassino che è il leader più leale nei confronti di Prodi e quello che più si adopera per la coesione del centro-sinistra. Al contrario, la Margherita fa addirittura balenare l'ipotesi che, a fronte delle cosiddette impuntature di Prodi, si potrebbe cambiare leader.
Per blandire i Ds, la Margherita fa circolare il nome di Fassino, ma, in subordine, pensa anche a Veltroni, che difficilmente colpirebbe alle spalle Prodi. In sostanza, però, è chiaro che gli immarcescibili democristiani Marini e De Mita e i loro seguaci senza scrupoli, Franceschini e Lusetti, si stanno posizionando per mandare avanti come leader dello schieramento proprio Francesco Rutelli.
Costui sul referendum ha, secondo i democristiani, preso la posizione giusta e ha collocato la Margherita abbastanza distante dal progetto di Prodi, rifiutando la lista unitaria sul proporzionale, ma non troppo distante né dai democristiani dell'Udc né da quelli in Forza Italia (alcuni dei quali, infatti, affluiscono speranzosi nella Margherita).
Infine, bene o male, Rutelli è già stato il candidato del centro-sinistra e se, malauguratamente per loro, i Ds continuano a pensare che un diesse non può vincere, una volta messo ai margini il Professore, toccherà proprio a Rutelli.
A fronte di questo scenario inquietante, di trame e di sospetti, non stupisce che Romano Prodi abbia perso la pazienza politica e intrattenga due opzioni possibili. La prima è quella di chiedere lo svolgimento di primarie che consentirebbero a tutti di esprimere pubblicamente la loro preferenza non soltanto per il candidato presidente del consiglio, ma anche per contenuti programmatici specifici. Se viene impedita questa opzione, allora, anche sull'onda di sondaggi piuttosto favorevoli, Prodi potrebbe essere tentato dal creare una sua lista che si richiami all'Ulivo.
Nel 1996, Prodi vinse anche grazie ad una cospicua mobilitazione a suo favore della società civile: i Comitati per 'l'Italia che vogliamo". Dieci anni dopo molti di coloro che si erano attivati sono delusi, ma ancora disposti ad appoggiare una nuova esperienza che conduca al governo.
Se qualcuno, come Rutelli, Marini e De Mita, pone veti su una reale unità del centro-sinistra, è del tutto ammissibile che Romano Prodi scelga quale alternativa perseguire: non soltanto per vincere le prossime elezioni, ma, soprattutto, per poter governare. Fa bene, dunque, il Professore, a esplorare, anche con una sua lista, quale sia la strada migliore.

Gianfranco Pasquino