Mamme che uccidono e padri assenti

VOGHERA.E i padri dov'erano? Madri che uccidono i propri figli: sono tragedie di cui non vorremmo mai parlare perché vorremmo che non succedessero mai, eppure continuano ad accadere. Nel lecchese, circa una settimana fa, una giovane donna ha soppresso il figlioletto di soli cinque mesi, annegandolo. E' di venerdi 3 giugno, la notizia agghiacciante di una madre austriaca che ha eliminato tutti i quattro figli nascondendone i corpi in casa. Prima lo sgomento, poi l'incredulità, infine solo la pietà: non c'è posto per altri sentimenti. Quando una madre arriva a commettere un'azione del genere, annullando in pochi attimi quell'istinto fortissimo di protezione della propria creatura che è nella femmina di ogni specie e nella specie umana è anche rafforzata da una consapevolezza razionale, significa che qualcosa di terribile è successo nella mente di quella donna. Per ogni caso si possono trovare ragioni oggettive, anche motivazioni che aiutano a capire la dinamica dei fatti e la molla che ha scatenato la follia, ma resta la certezza che follia è stata. Quelle madri sono diventate madri cattive, assassine addirittura, ma non erano donne cattive, erano solo donne malate che forse, rimarranno malate per tutta la vita. E pietosamente ci viene spontaneo augurare loro un oblio che duri il più a lungo possibile perché non osiamo pensare cosa potrebbe succedere nel momento in cui prendessero coscienza di ciò che hanno fatto. Drammi simili nella storia del genere umano, di ogni latitudine e luogo, sono sempre stati. Oggi ciò che è diverso è che se ne parla di più. I mezzi di comunicazione di massa non solo fanno cronaca per informare, ma sempre più spesso descrivono gli avvenimenti con dovizia di particolari agghiaccianti e incuranti della legge sulla tutela della privacy, per vendere di più il prodotto: semplicemente si fa mercato del dolore umano. L'interesse del pubblico, non lascia spazio al rispetto che si deve davanti al dramma, ma cerca di sapere sempre di più, scavando nella vita privata dei protagonisti e nel piccolo mondo in cui le azioni tragiche hanno avuto luogo. E invece dovremmo, tutti, in silenzio riflettere e chiederci se qualcosa si può fare per prevenire tali tragedie. I padri, per esempio, dov'erano? Non in senso materiale, perché se ci fossero stati il loro figlioletto si sarebbe salvato, almeno in quel momento, ma dov'erano quando le loro mogli, le madri dei loro figli scivolavano giorno dopo giorno in quell'abisso di follia, fatto di solitudine, di depressione, di paure? Dov'erano le famiglie? Dov'erano i medici a cui quelle disgraziate si sono anche rivolte per chiedere aiuto? Certo, le cose sono sempre molto più complesse di quanto appaiano e non è detto che le donne che stanno maturando inconsciamente questi delitti siano in contatto con assistenti sociali o psicologi o psichiatri, o che abbiano coscienza di non «stare bene» o che qualche loro congiunto abbia idea «che non stiano bene». Lo sprofondare nell'abisso può essere cosi improvviso da non dare a nessuno il tempo di accorgersene, perché il tutto degenera in un istante. Ma siamo proprio sicuri che un po' più di attenzione ai valori veri della vita, meno superficialità nel vivere la quotidianità, il coraggio di rompere quel muro di disattenzione che noi stessi costruiamo non siano utili?
La casalinga di Voghera