«Rutelli vieni con noi»
ROMA. Il giorno dopo, Berlusconi pianta la sua bandiera sulla vittoria dell'astensionismo. «Con il risultato del referendum, noi abbiamo l'assoluta certezza che i moderati in Italia sono la maggioranza».
«Siamo la maggioranza del Paese», esulta infatti intervenendo al seminario sul partito unico del centrodestra. Un partito in cui invita anche Rutelli, la Margherita e i centristi dell'Unione. «Lasciate una collocazione innaturale, costruite con noi la grande casa dei moderati e dei riformisti». Secca risposta a stretto giro di posta dagli interessati: sono solo sciocchezze.
Nel corso di un doppio intervento, il Cavaliere si è detto certo di molte cose, ma ha anche operato qualche frenata.
Invita ad accelerare sul partito unico, e chiede che già da settembre i gruppi parlamentari di Forza Italia, An e Udc procedano ad un «fusione». Che i parlamentari si mescolino fra loro anche fisicamente. In modo che sia «visibile, anche plasticamente che non ci sono più partiti divisi, ma uniti». Nello stesso tempo avverte però che alle prossime elezioni politiche ogni partito del centrodestra andrà con il suo simbolo.
Parole che suscitano più di una perplessità negli alleati. «Al 2006 ci si può arrivare con il partito nuovo o con i simboli attuali. Ovviamente delle due l'una», commenta Marco Follini, leader dell'Udc.
Il premier si dice pronto a fare un «passo indietro» e ad accettare la regola dell'incompatibilità fra leader del partito e candidato premier. Conferma, cioè, che non sarà nello stesso tempo leader del nuovo partito e capo del governo dicendosi pronto a fare «un passo indietro». Ma lancia un avvertimento ai suoi alleati meno convinti: «Nessuno si metta di traverso per ambizioni personali». Assicura che nel nuovo partito ci sarà «certamente» Gianfranco Fini, e che la Lega si «federerà». Insomma dà risposte per tutti, nonostante le tante perplessità espresse nel centrodestra.
E invoca tempi brevi per il partito unico, che Berlusconi preferisce chiamare unitario. Avverte anzi che «sondaggi e focus» dicono che agli italiani non piace la parola «partito», meglio dunque chiamarlo movimento, o alleanza. Il nome? non si potrà fare a meno, sottolinea, della parola «libertà».
Già prima dell'estate nascerà comunque un «comitato costituente» per preparare «il manifesto dei valori, il programma, le regole della democrazia interna» del nuovo partito. Ma la costruzione del nuovo soggetto si intreccerà con la campagna elettorale. Berlusconi propone infatti anche «un unico comitato elettorale e un motore centrale che detterà le cose da fare a ciascun candidato, in modo che la campagna non sia affidata all'improvvisazione dei singoli, ma decisa dal centro». E aggiunge che, nei mesi che mancano, bisognerà anche mettere mano alla riforma elettorale.
In vista delle prossime elezioni, il Cavaliere rispolvera anche l'anticomunismo. «Gli italiani - torna a sostenere - non vogliono gli eredi dei comunisti al governo. La sinistra al governo, o meglio al non governo, garantirebbe solo litigiosità politica».
E torna anche a ventilare il pericolo di un futuro senza democrazia nel caso vincesse il centrosinistra.
Torna infatti a ripetere il suo proclama della discesa in campo del 1994, quello in cui sosteneva di entrare in politica per evitare al suo paese un futuro «illiberale».