«La gente ha premiato la vita»
PAVIA. Un referendum liquidato dal 25,9% dei votanti può aver significati diversi. Per il partito del no e dell'astensione, che a Pavia ha avuto fior di sostenitori, tra cui l'ex sindaco Albergati, è un dato accolto positivamente, ma una soddisfazione che resta a metà. Perchè, spiegano pressochè all'unanimità i rappresentanti dello schieramento, «occorre andare in parlamento e rivedere la legge 40, anche alla luce delle istanze venute dai quesiti referendari».
Tra le voci di questo coro va inserita quella del coordinatore cittadino di Forza Italia Graziano Leonardelli, che sottolinea: «Era ovvio che finisse in questo modo, per vari motivi. Una materia cosi delicata e di difficile comprensione non può essere data in pasto ad un giudizio popolare ma non per sfiducia nel popolo, semmai perchè è questione che deve essere valutata in parlamento. E' difficile che la gente comune vada a votare su questi temi».
«Come si fa a dare in pasto alla gente queste cose? - conclude Leonardelli - Lo stesso Giuliano Ferrara che è un laico, in questo caso ha tenuto una posizione vicinissima al no. Però con motivazioni un po' diverse rispetto alla Chiesa, e anche convincenti».
L'ex sindaco Andrea Albergatisosteneva la scelta dell'astensione. «Siamo soddisfatti - spiega - Credo però che il problema di un'analisi della legge il parlamento la si debba affrontare. Sicuramente la natura dei quesiti e la tipologia del problema sono tali che le persone hanno fatto fatica a capire, e molte non sono andate a votare. Questi sono leggi e provvedimenti che vanno discussi in parlamento. Non è che sia mancata l'informazione, è che capire questi problemi non è facile, non si tratta di un si o un no alla legge, ma di quesiti tecnicamente complicati». «Istituto svalutato? Per cosi come lo conosciamo noi - conclude Albergati - è probabilmente un po' superato».
Daniele Bosonefa eco all'ex sindaco. «Non ho mai ritenuto, nè ritengo che questo referendum abbia valenza di tipo politico - dice - Sono soddisfatto del risultato perchè non c'è una deregolamentazione immediata e quindi qualche 'paletto" viene mantenuto. Dopo di che ritengo che la legge debba velocemente tornare in parlamento perchè quesi temi affrontati nella campagna referendaria vengano affrontati nella sede opportuna cioè in parlamento». «Questa campagna forse ci dà un significato diverso sui referendum in generale - prosegue - Bisogna piantarla di usare referendum che comportano costi elevatissimi per la comunità su argomenti che devono essere affrontati dal parlamento».
Ferdinando Crovace, segretario provinciale di An, rivela: «Non ho partecipato al voto perchè, pur credendo nell'istituto referendario, penso che una materia cosi importante e cosi altamente scientifica non possa essere tema di referendum. Penso che per la maggioranza degli italiani, sia risultato impossibile votare con piena capacità a questo referendum. Su questi problemi persone che conoscono il problema dovevano sedersi ad un tavolo per raggiungere una soluzione da sottoporre all'esecutivo».
Chi aveva fatto dell'astensione questione di principio era Gianni Mussini, vicepresidente nazionale del Movimento per la vita. Che ora commenta: «Hanno vinto gli italiani, la saggezza del popolo italiano, capace di non dar retta a media e opinion leaders sedicenti 'illuminati", ma in realtà ciechi dinanzi alle verità semplici della vita. Hanno vinto tutti gli italiani: i cattolici, certo, guidati con sapienza, questa si illuminata, dal cardinale Ruini, ma anche i veri liberali, i quali sanno bene come ogni libertà debba arrestarsi dinanzi al rispetto dei diritti e della vita altrui. Hanno vinto i conservatori, quelli autentici, che sanno distinguere i valori buoni della tradizione dal pigro ripiegamento nei propri interessi e privilegi».
Il segretario provinciale dell'Udc, Fabrizio Giannelli, tiene a precisare: «Anche il nostro partito era schierato sull'astensione». «Pertanto - prosegue - questo risultato era cosa auspicabile. Esistono le leggi, ed esiste chi se ne deve occupare. E' un segnale perchè ciò che si è detto in campagna elettorale possa essere preso in considerazione. L'Italia ha sempre mostrato attenzione su queste cose, ma il referendum era complesso, e chi già aveva qualche dubbio ha preferito non votare».
Infine parla Mauro Danesino, ex capogruppo in consiglio comunale ed esponente della lista 'Pavia città per l'Uomo". «I risultati del voto hanno dimostrato ancora una volta la maturità di un elettorato che non ha ritenuto di affidare ad una consultazione popolare la scelta su un tema fondamentale come quello della vita umana - dice - Il bassissimo inaspettato dato di partecipazione dimostra ancor più che la maggioranza trasversale con cui la legge è stata promulgata viene ritenuta dagli elettori italiani (anche quelli partiticamente schierati) segno di democrazia». (d. z.)