«Continueremo a batterci per cambiare la legge»


MILANO.E' delusa e parla di sconfitta. Ma non si arrende e dice che la battaglia sulle modifiche della legge 40 era da fare. Parola d'ordine è dunque non mollare: il confronto continuerà in Parlamento e nella società civile. Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne dei Ds, punta di diamante del "Comitato per il Si", non nasconde però la sua amarezza.
- Le donne hanno tradito le aspettative. Perché secondo lei?
«Le ragioni sono molte. Ha vinto l'astensionismo perché ha calcato sull'indifferenza. Questo referendum poneva questioni delicate e complesse e forse anche per questo una parte delle donne e degli uomini ha scelto di non andare a votare e stare a guardare. Sono addolorata perché rimango convinta delle buone ragioni di una campagna per la speranza e per la vita. Era una battaglia da fare e che rifarei. Adesso continuerà in Parlamento dove sono depositate molte proposte di modifica».
- La legge 194 sull'aborto potrebbe diventare una legge a rischio. Voi lo avete ripetuto e spiegato più volte. Cosa accadrà ora?
«La vigilanza e l'attenzione sono altissime. Il rischio c'è. Ma anche se questo referendum ha rappresentato una sconfitta, rivendico il ruolo educativo e sociale che ha svolto. Certo, il si l'ha dato solo un terzo dei cittadini e questa è una base sulla quale lavorare e progettare il futuro. Molte donne ora capiranno l'uso strumentale usato da chi ha sostenuto l'astensionismo. Perché ricordiamoci che non ha vinto il no. L'astensione è fatta di tante cose. La concezione dell'intoccabilità della legge 40, l'indifferenza, il calcolo politico e tattico e persino la promessa di miglioramenti della normativa sulla procreazione medicalmente assistita. In ogni caso ora rifletteremo sulla sconfitta ma la battaglia continuerà. La nostra è stata una campagna per correggere una legge inaccettabile e per difendere il principio di laicità dello Stato».
- La mancata partecipazione al voto è un segno di retrocessione culturale? Un segno di immaturità del Paese?
«In un certo senso diciamo che probabilmente lo strumento del referendum è da rivedere. Adesso dobbiamo capire le altre motivazioni non hanno convinto la popolazione ad andare a votare. Ma c'è indubbiamente anche una colpa tangibile del mondo dell'informazione. Non dico i giornali, ma di certo la televisione non ha dato una mano a comprendere bene l'importanza della scelta da fare. E c'è anche da dire che nel nostro Paese la gente vive quotidianamente pesanti problemi economici e l'astensionismo ha fatto leva proprio su questa incertezza. In ogni caso rispetto l'esito a noi non favorevole ma sottolineo che la politica di chi ha voluto che gli italiani non si recassero al seggio ha invitato a delegare e a non decidere. La modifica della legge sulla procreazione assistita è una battaglia d'avanguardia e noi certamente non ci arrenderemo».

Roberta Rizzo