L'invasione delle scarpe orientali

VIGEVANO.Nel 2004 le esportazioni di scarpe italiane sono calate del 6,1% in quantità: all'estero sono state vendute 279,3 milioni paia di scarpe, 18,3 milioni in meno rispetto al 2003, per un valore complessivo di 6.196 milioni di euro. Il dato è stato fornito ieri dal presidente dell'Anci (associazione nazionale calzaturifici) Rossano Soldini, durante l'assemblea generale di Milano, alla presenza del viceministro delle Attività produttive, Adolfo Urso, e del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, il quale ha dichiarato che l'industria italiana è pronta a sostenere la sfida lanciata dalla Cina sui mercati internazionali, a patto che le «regole del gioco siano uguali per tutti». «Tutti i comparti merceologici - ha detto Soldini - hanno registato segni negativi, ma ciò che risulta preoccupante è il calo fatto registrare sia in volume (-6,3%) sia in valore (-3.1%) dalle calzature in pelle, tradizionale punto di forza del Made in Italy». Anche nel 2004 la dinamica dei volumi produttivi ha continuato ad evidenziare un'intonazione negativa, ha spiegato il presidente dell'Anci. Le stime della produzione mostrano un calo del -7,4% in volume e del -3,6% in valore: 281 milioni di paia prodotte (erano 303,4 milioni nel 2003). I consumi interni, ha proseguito Soldini, sono stagnanti, ma nonostante ciò «le importazioni hanno raggiunto l'ennesimo record: con una crescita del 15,8% in quantità e una contemporanea diminuzione dei prezzi medi dell'8,4%, sono oltre 311 milioni di paia le calzature in entrata, 42 milioni in più rispetto al 2003». L'Italia importa più scarpe di quante ne esporti e a far la parte del leone tra chi vende nel nostro Paese è la Cina. L'Anci sostiene che «comune denominatore a questa crescita delle importazioni dall'Asia è la riduzione consistente dei prezzi medi, segnale inequivocabile di un rafforzamento competitivo basato soprattutto su un vantaggio fittizio legato a sleali modalità produttive». «L'aggressione che continuiamo a subire sul fronte nazionale - ha sottolineato Soldini - ha ovviamente innescato una spirale negativa nella gestione delle aziende alle prese con un mercato fortemente condizionato dalla comptizione con un prodotto a prezzi stracciati. Il numero di imprese è calato del 2.7% e gli addetti del 2,3% mentre è aumentato del 4,4% il ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Ciononstante, la competitività del prodotto Made in Italy rimane alta e il contributo che diamo all'economia italiana è testimoniato da un saldo commerciale che, seppure in calo, risulta attivo per oltre 3.6 miliardi di euro».
E per il 15 giugno l'Anci ha organizzato una manifestazione davanti alla Commissione europea, che vedrà impegnata una delegazione di imprenditori europei che consegneranno simbolicamente le chiavi delle loro aziende al commissario Ue Mandelson «per sensibilizzare la Commissione sull'urgenza dell'adozione della stampigliatura obbligatoria del marchio per i prodotti che entrano in Europa e sul rapido decollo delle procedure antidumping con dazi nei confronti delle importazioni cinesi e vietnamite». (d.a.)