Fini: dietro l'astensione un disegno politico

ROMA. «Politicamente l'astensione è segno di debolezza, è finalizzata solo al mancato raggiungimento del quorum. Sarà pur legittima ma a mio avviso è diseducativa, favorisce la deresponsabilizzazione del cittadino, allarga il fossato tra il Palazzo e il Paese». Gianfranco Fini torna clamorosamente in campo e conferma, in un'intervista al «Corriere della Sera», che domenica andrà a votare e dirà tre «si» e un «no». Parole che raccolgono il plauso del segretario ds Fassino: «Credo che sia una posizione corretta», ma provoca un'ondata di rivolta dentro An, e getta il partito sull'orlo della scissione.
In serata, davanti al montare delle polemiche, Fini replica: «In certi momenti mi sembra che in Italia ci sia un richiamo della foresta, una società che continua a usare la clava».
Nel merito, Fini sottolinea le contraddizioni aperte dalla legge sulla fecondazione assistita. Prima fra tutte, la contraddizione che si aprirebbe fra questa e la legge sull'aborto.
Ricorda che in Italia è consentito l'espianto di organi di persone clinicamente morte per i trapianti, ma non l'uso degli embrioni in sovrannumero, e quindi condannati alla distruzione, «per tentare di salvare o migliorare altre vite affette da gravi patologie». O ricorda come la Commissione nazionale di bioetica si sia detta favorevole all'unanimità (compresi i membri cattolici) per l'uso scientifico delle cellule staminali dei feti abortiti.
Si avrebbe cosi l'assurdità di una sperimentazione permessa sui feti, ma non sugli embrioni. Ci sarà un motivo, conclude il leader di An, se 88 scienziati e premi Nobel e tutte le associazioni dei malati chiedono di votare «si».
Ma Fini accusa anche le strumentalizzazioni politiche sul referendum. «E' indubbio - dice infatti - almeno ai miei occhi, che il trionfo del tatticismo c'è stato soprattutto tra coloro che invitano all'astensione, nella speranza di ricevere consensi dalle gerarchie cattoliche, per presenti o future manovre politiche più o meno centriste». Cita esplicitamente il forzista Sandro Bondi che, di fronte alla scelta per l'astensione di Francesco Rutelli, aveva parlato dell'apertura di «prospettive politiche inaudite». «Come si può - si domanda dunque Fini - non stigmatizzare le manovre partitiche?».
Parole che dentro An scatenano una vera rivolta e trascinano il partito sull'orlo della spaccatura. Il più categorico è il cattolico Publio Fiori. «Mi sembra evidente che ormai o Fini lascia An o An lascia Fini». Per il vicepresidente della Camera si è infatti registrata «un'incompatibilità assoluta tra quello che sostiene Fini e i valori del partito. Quindi o lui se ne va o annunceremo la morte di An». Gianni Alemanno esclude che sia nato un «caso Fini» o uno scontro di potere dentro An, ma anche il ministro ha parole durissime sul segretario. Parla di affermazioni «sbagliate e inaccettabili». «Termini come 'diseducativo" o 'deresponsabilizzazione", indirizzati agli esponenti politici che hanno scelto per l'astensione, non sono accettabili. Giudizio sottoscritto anche da Mirko Tremaglia che esprime «sorpresa e protesta», e da Alfredo Mantovano che si dice «sconcertato».
Appena più cauti sono La Russa, Gasparri e Landolfi, anche se tutti ribadiscono la scelta per l'astensione. Mentre secondo Alessandra Mussolini (che secondo alcune indiscrezioni starebbe per fondare un nuovo partito con Adriana Poli Bortone, Marcello Veneziani e Franz Turchi) in questo modo «Fini ha praticato l'eutanasia ad An». Inevitabile che gli oppositori di sempre, come Teodoro Buontempo, già chiedono un congresso a tempi brevi, nel prossimo ottobre.
Un crescendo contro cui si schiera un manipolo di deputati a sostegno di Fini. Ma An sembra ad un passo da una resa dei conti che potrebbe essere lacerante. C'è chi assicura che Alemanno sia pronto a sfidare Fini per strappargli la guida del partito, e chi comunque dà per certo la nascita di una candidatura alternativa a quella del vicepremier. Chi prevede una scissione del partito e chi come Gasparri, punta ormai tutto sul partito unico voluto da Berlusconi.