Un boato all'alba, panico al Brallo

BRALLO DI PREGOLA. Un boato all'alba di domenica ha letteralmente gettato giù dal letto residenti e turisti del Brallo e delle frazioni. Nessun danno a persone o cose, ma la scossa sismica - la quinta dall'inizio dell'anno - di magnitudo 3.3 della scala Richter, ha provocato il panico, inducendo molti, dopo il brusco risveglio, a lasciare le proprie case per scendere in strada. Un evento che non ha lasciato tracce materiali, ma i cui effetti potrebbero avvertirsi dal punto di vista psicologico, vista la frequenza degli eventi tellurici nell'alta valle Staffora. L'epicentro è stato localizzato dai sismografi nuovamente nell'area fra Brallo, Corte Brugnatella, Cerignale e Zerba, dove passa la faglia che da Villalvernia, nel Tortonese, raggiunge il Piacentino.
Ore 6,18 di domenica. Il Brallo è avvolto nel sonno, quando un rumore sordo, violento ed improvviso scuote la quiete della perla dell'alta valle Staffora. «E' stato un boato spaventoso, che ha svegliato tutti», spiega il sindaco, Bruno Tagliani. Cinque scosse dall'inizio dell'anno, ma nessuno è ancora riuscito ad abituarsi e a fare il callo con la terra che trema. Molti sono scesi in strada, il pigiama ancora addosso. Tagliani ha subito mandato i vigili a ispezionare il terreno, per verificare se ci fossero edifici o strade lesionate dalla scossa (come hanno confermato anche i carabinieri, a cui non sono giunte segnalazioni di merito). Fortunatamente, al momento, non sono segnalati danni. Le ferite, semmai, ci sono dal punto di vista psicologico. Perchè la convivenza con il terremoto - per quanto lieve e non distruttivo esso sia - appare tutt'altro che facile. Tanto più in una realtà come quella del Brallo e dell'alta valle Staffora, che nei mesi estivi punta moltissimo sul turismo. Nessuno lo dice in modo esplicito ma è chiaro che affiorano i primi timori che il susseguirsi degli eventi sismici finisca con l'incidere sulla buona riuscita della stagione 2005. Una stagione che si preannuncia all'insegna del rilancio. Lo stillicidio di scosse comincia il 25 febbraio: 3,2 gradi di magnitudo. Aprile è il mese nero, con tre scosse, il 13, il 18 e il 30, sempre di magnitudo fra 3.4 e 3.3. Arriviamo cosi a domenica. L'epicentro è nell'area a rischio a mezzadria fra l'alto Oltrepo e i primi contrafforti dell'Appennino piacentino (anche qui, l'altro giorno, tanta paura ma niente danni). La terra non smette di tremare: la natura si ribella e lo fa in un modo subdolo, che non lascia segni tangibili ma che scava nel profondo dell'anima e ingenera insicurezza. Quando tornerà la tranquillità? (r.lo.)