Gas: Arancia meccanica made Italy
ROMA.Una sorta di «Arancia Meccanica» della provincia italiana (esattamente Latina) con un gruppo di sbandati trentenni, che vivono però in famiglia - siamo pur sempre in Italia - alle prese con violenze, nazismo, stupri, sevizie e omosessualità. E' «Gas» opera prima di Luciano Melchionna, nelle sale da venerdi 10, che si è guadagnato dalla commissione censura un bel divieto ai 18 anni. Nel film, tratto dall'omonima pièce firmata sempre dal regista, anche due camei: quello di Loretta Goggi (madre di Luca) e di Paolo Villaggio (portantino dell'obitorio). Protagonista è Luca (Lorenzo Balducci), 24 anni, che vive problematicamente con i genitori, padre pensionato e madre casalinga. Il ragazzo insieme alla sua banda, Francesco (Francesco Venditti), Emiliano (Massimo Caprara), Sandro (Sandro Giordano), Monica (Moran Atias) e Laura (Paola Ranzoni), tutti tra i 20 e i 30 anni, amano la violenza. Questa volta si divertono, in un cupo scantinato di una fabbrica dismessa, a spaventare un uomo sequestrato nella notte. Tra musica tecno sparata a mille, sniffate di coca, i ragazzi seviziano il poveretto e si lanciano in improvvisate orge. Ma ognuno di loro ha pur sempre il suo coté familiare. Francesco ha un figlio e la domenica lo porta al mare; Emiliano lavora all'obitorio e Sandro,infine, capelli rosso fiamma, è figlio di un personaggio televisivo famoso che ha lasciato da un pezzo la famiglia. Tornando al protagonista Luca, il ragazzo ha una relazione con Ludovica, ma quando incontra il fratello della ragazza, Riccardo, trent'anni, scopre di amarlo e di essere cosi omosessuale. Intanto il poveretto è sempre nello scantinato tra mille sevizie, ma quando ormai sembra per lui tutto finito, sarà proprio Luca a metterlo in salvo e anche a fare giustizia delle vite perdute dei suoi amici. «Ho fatto un film sulla violenza giovanile, ma che è contro la violenza. Un modo per far capire ai giovani che non serve a nulla. E la censura che fa, me lo vieta ai 18 anni. E poi che censura - polemizza il regista -: c'è chi, in commissione al ministero, è uscito prima, chi stava sempre al telefono e chi mi ha detto: ringrazi che non ci siamo andati pesante sul tema dell'omosessualità». Comunque «Gas», ha esordito il regista, è nato soprattutto da un'urgenza. Un fatto che mi è accaduto tanti anni fà in un locale a Campo dei Fiori quando vicino a me c'era un tavolo pieno di ragazzi che urlavano e non facevano altro che litigare. Avri voluto fermarli con una sedia in testa, ma in fondo rappresentavano quella zona nera che è in tutti noi. Insomma, volevo raccontare una mia paura che però vive con tutti noi».