Sul palco per i profughi del Saharawi
PAVIA. In classe, con una 'magica" lente di ingrandimento, hanno imparato dove è l'Africa. Sono arrivati al Sahara. Prima nel deserto, poi in quella striscia tra la sabbia e il mare in cui per secoli hanno vissuto bambini come loro. Oggi profughi, con tutto il popolo Saharawi, in campi allestiti in terra algerina. Gli studenti di Cabral, Pascoli e Ada Negri hanno ingrandito ancora di più la cartina, entrando nelle loro tende, indossando i loro vestiti.
Un percorso durato l'intero anno scolastico, guidato dalle insegnanti e dalle volontarie della sezione pavese dell'associazione 'Toures Illben Saharawi" (presidente Laura Ostè, vice Viola Brusco). La onlus tre anni fa ha messo in cantiere un progetto di accoglienza dei bambini profughi. Una decina di loro trascorre l'estate a Valverde, ospite della casa parrocchiale e di una rete di sostegno formata dalla gente del posto, dalla Casa del Giovane e dalla Fondazione Banca del Monte. Ma il progetto guarda più lontano: punta all'integrazione culturale, al riconoscimento della propria e dell'altrui identità. A realizzare i suggerimenti di Umberto Eco: «Diciamo ai bambini che le diversità fanno del mondo un luogo interessante in cui vivere». E il testo di Eco è diventato un po' la bandiera della onlus. I volontari ci hanno lavorato sopra e hanno elaborato un progetto fatto di laboratori, attività, incontri. Ieri sera, sul palcoscenico del teatro Volta, alla Scala, è andata in scena una delle tappe del percorso: lo spettacolo 'Il Sahara non è solo deserto". «Uno spettacolo costruito interamente dai bambini - spiega Viola Brusco - Ci hanno lavorato due terze classi della Pascoli, una terza e una quinta dell'Ada Negri e una quarta del Cabral. Hanno realizzato i costumi, i testi, hanno allestito le scenografie e preparato le musiche». Dal laboratorio teatrale è nata anche una mostra, di foto, materiale documentario, suoni. Una mostra che racconta il percorso fatto in classe dagli alunni. Sarà allestita dal 6 all'8 giugno alla scuola Ada Negri.
Ma il progetto si compone anche di un laboratorio geografico, di un dizionario italiano-hassania (appeso al muro, su un grande cartello, con le parole chiave tradotte nella scrittura e nella ponuncia araba), di un laboratorio di immagine che propone attraverso foto e video girati nei campi la vita quotidiana, la famiglia, i giochi, la natura e la visione del mondo del popolo Saharawi. In classe, insieme alla onlus e ai suoi volontari, è stato realizzato anche un laboratorio di costume: i bambini hanno potuto vedere e toccare oggetti, vestiti, suppellettili dei loro coetanei, dalle melfe ai turbani, dagli utensili per il tè ai cosmetici.
A fine giugno, a Valverde, arriverà un nuovo gruppo di piccoli Saharawi. Una decina in tutto, di età compresa tra i 7 e i 13 anni. E come è già accaduto in questi ultimi tre anni trascorreranno l'estate insieme ai coetanei di Valverde. Un incontro cosi riuscito che gli stessi alunni del posto, dopo la prima esperienza di integrazione, chiesero alla onlus di andare in classe ad approfondire l'argomento.