Maroni: torniamo alla lira. Ue e governo contro
MILANO.«Proposta eversiva e bizzarra». «Idea balzana». Non trova seguito l'idea lanciata dal ministro Roberto Maroni di tornare alla lira o di proporre un referendum consultivo in materia. Da Berlusconi a Fini, dai commissari europei ad esponenti di vari partiti arriva un coro di 'no" alla proposta del ministro leghista.
La prima bocciatura viene direttamente da Bruxelles. La Commissione europea ha fatto sapere di ritenere «non saggio» il ritorno alla lira. «L'euro è per sempre - dice la portavoce del commissario Ue agli Affari monetari, Almunia - non solo per i Paesi che lo hanno già adottato, ma anche per quelli che intendono entrare e farne parte».
E il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, definisce «totalmente assurda» l'ipotesi.
Il ministro Maroni, però, non poteva aspettarsi un 'via libera" da Bruxelles. Insomma, le autorità europee non potevano comportarsi diversamente. E in patria? Quella di Maroni è una proposta fatta «a titolo personale e non a nome del governo, che io personalmente non condivido ma che soprattutto, sicuramente non è condivisa dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi», ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Ritirare l'Italia dall'Euro «non solo sarebbe costosissimo ma controproducente. Si tratta di una sua idea bizzarra e personale». Per Marcello Pera, presidente del Senato «il problema non è tornare alla lira, ma quello di decidere quali politiche di rilancio intenda assumere l'Europa».
«Il ritorno alla lira è un'idea balzana e contro l'interesse nazionale», spiega Marco Follini, leader dell'Udc. «Dopo i no di Francia e Olanda - continua Follini - è evidente che occorre uno sforzo per rilanciare il progetto e la costruzione di un'Europa meno burocratica e più competitiva». «L'idea di tornare alle monete nazionali - prosegue Follini - è semplicemente balzana, si annullerebbero in un sol colpo gli enormi vantaggi che il nostro Paese ha conquistato in termini di stabilità finanziaria, come sanno bene gli italiani che hanno beneficiato di tassi di interesse più bassi che in passato». Più secco il commento del ministro alle Politiche agricole, Gianni Alemanno: «Un disastro, ecco che cosa sarebbe per l'Italia la fuoriuscita dall'euro. Non si capisce come si possano lanciare proposte di questo genere». E dall'interno del governo si fa sentire anche il ministro delegato al commercio estero, Adolfo Urso: «Tornare alla lira è una strada impraticabile, cosi come non ha senso invocare tutti i giorni i dazi».
Il ministro del Welfare viene 'bocciato" anche da Dario Rivolta, deputato di Forza Italia. «Con tutta la simpatia che ho nei suoi confronti - dice - non si può che definire bizzarra oltre che impraticabile la provocazione lanciata in merito ad un ritorno della lira». Invece con Maroni si schiera il suo compagno di partito Mario Borghezio. «L'abbandono della lira e il passaggio all'euro sono stati decisi da una classe politica subordinata alle decisioni delle oligarchie finanziarie, senza consultare minimamente il popolo, fonte di ogni legittimità».
Gli esponenti del centro-sinistra, invece, sono compatti contro Maroni. Piero Fassino spiega che «il doppio 'no" di Francia e Olanda ci obbliga ad una serie di riflessioni, ma non è con la nostalgia del passato che si affrontano i problemi del presente e del futuro». Durissimo il commento di Stefano Boco, senatore dei Verdi: «Questo governo ci ha portato al tracollo economico di 'argentina memoria" e i cittadini devono sapere che la lira avrebbe prodotto un ulteriore salasso a famiglie e imprese».
E anche per il segretario della Cgil Epifani la proposta «è una grande sciocchezza».