Prodi sfida i centristi: ci vogliono le primarie

ROMA. «Credo che dovremmo con serenità considerare anche l'eventualità di riaprire un confronto aperto e collettivo sulla guida dell'Unione». Messo in difficoltà da Rutelli e dalla maggioranza della Margherita, che ha detto no alla lista unitaria ed ha azzoppato la sua leadership, Romano Prodi rilancia sulle primarie e sul listone dell'Ulivo. La Fed può essere trasformata in una forza politica con un «grande gruppo parlamentare». Il Professore sceglie il giorno dedicato alla festa della Repubblica per sfidare i riottosi alleati centristi. Lo fa scrivendo da Creta sulla sua pagina Web.
Il colpo va a segno e dal quartier generale della Margherita parte in serata una nota ufficiosa carica di risentimento. I dirigenti vicini a Rutelli e Marini leggono il messaggio di Prodi con «sorpresa, stupore, fastidio» e confermano l'intenzione di presentarsi con il proprio simbolo nella quota proporzionale. Una scelta di cui il Professore si limita a «prendere atto». Gli ulivisti, con Letta, difendono il Professore, ma Chiti (Ds) frena. Nessuno, dice il coordinatore della Quercia, mette in discussione la leadership di Romano Prodi. Serve un vertice di Prodi con i segretari della Fed e invita tutti a non parlarsi con dichiarazioni pubbliche.
Ma la «bomba» esplode e l'onda d'urto è fortissima. Le primarie, che erano state abbandonate dopo la vittoria alle regionali, tornano ad infiammare la scena politica e Prodi fa capire che se qualche partito della coalizione vuole andare per conto suo lo può anche fare perché a dettare la linea saranno gli elettori. «All'indomani delle elezioni regionali - scrive il leader dell'Unione - avevamo tutti convenuto di leggere nel voto un invito ad andare avanti con l'assetto e le linee che ci avevano portato alla vittoria. Su mia proposta, avevamo quindi deciso di accantonare le primarie come strumento per la scelta definitiva della leadership. Negli ultimi giorni, invece, ho potuto constatare che il problema sembra essere tornato di attualità e che quella che era parsa una scelta dettata dalla saggezza viene riconsiderata e presentata come il frutto della fretta e dell'interesse personale».
Resta il fatto che le alternative al Professore non ci sono. Veltroni, Amato, Enrico Letta e Mario Monti sono solo sullo sfondo. L'intervento del Professore è un lungo ragionamento sullo stato dell'economia e le sfide che attendono l'Italia, definita «Il grande malato d'Europa». Prodi non vuole rinunciare al progetto dell'Ulivo e fa capire che solo con una coalizione forte e coesa sarà possibile vincere le prossime elezioni politiche. Adesso, invece, il centrosinistra è diviso ed anche su una questione come quella dei vertici Rai non riesce a trovare un'intesa perché non dispone di «abitudini di lavoro consolidate e di regole condivise e rispettate».
Alle politiche del 2006 il centrosinistra dovrà presentarsi con un programma alto e impegnativo che dovrà essere scritto da una «assemblea programmatica» aperta anche agli elettori. E questo obiettivo, per Prodi, ha bisogno di una grande forza politica che lo faccia proprio. Non un partito unico, come quello tanto temuto dalla maggioranza della Margherita e dalla sinistra radicale della coalizione, ma un soggetto che possa essere presente sulla scheda elettorale. «Quello che ho in mente, e che ho sempre avuto in mente non è un gruppetto di fedelissimi che si aggiunga ad altri gruppi nella gara a chi è meno piccolo. Penso, invece - precisa Prodi - a una grande forza politica e a un grande gruppo parlamentare che, con la qualità delle proprie proposte e con la propria forza numerica, sia al servizio dell'unità e della stabilità dell'intera coalizione».