Telefono anti-abusi, il logo creato dagli alunni del Cossa e di Vidigulfo


PAVIA. La rete per aiutare l'infanzia in difficoltà di fatto esiste ed è già entrata in funzione, anche se per il momento si appoggia al centralino di Telefono Azzurro (114). Da ieri, però, il sistema operativo per 'ascoltare" e aiutare i minori ha anche un logo e uno slogan: ideati dai ragazzi delle scuole di Pavia che ieri sono stati premiati con un viaggio premio offerto dall'agenzia Alohatour. Una tavola rotonda ha fatto il punto di un anno di lavoro.
Il logo della rete pavese è un telefono colorato e stilizzato dentro al quale campeggiano alcune faccine tristi che poi si aprono in un sorriso. E in testa lo slogan: 'Fammi sorridere ancora". Tre idee riunite in un'unica immagine proposte rispettivamente da Veronica Marigo e Norman Malinverni (primo premio) della 3ªA sezione grafica del 'Cossa", coordinati dai docenti Stefano Bianco e Massimo Magnani, dagli alunni di 3ªB della scuola media di Vidigulfo e da Elisa Re dell'istituto Pollini di Mortara.
«Abbiamo scelto, dopo tanti bozzetti questa soluzione perché ci sembrava la più rassicurante e sdrammatizzante per catturare l'attenzione di noi adolescenti, e non solo, riguardo a un fenomeno preoccupante come il maltrattamento dei minori» spiega Veronica Marigo, una delle vincitrici.
I lavori delle scuole che hanno partecipato al concorso 'Aiutateci ad aiutarti" sono stati esposti ieri mattina nell'aula Scarpa dell'Università dove, con una tavola rotonda, si è concluso anche il ciclo di incontri su 'Bisogni dell'infanzia e cultura dell'incontro" del 2005, giunto ormai alla terza edizione. Partner della 'rete" sono numerose istituzioni del territorio, guidate da Università (dipartimento di Psicologia), Questura, Provincia e Comune, Istituto neurologico Mondino, Prefettura, Clinica Pediatrica del San Matteo, Casa del Giovane, Csv.
«Dopo tanta fatica la rete finalmente è in grado di funzionare - spiega la professoressa Maria Assunta Zanetti, tra i responsabili del progetto - Enti e realtà pavesi che si occupano a vario titolo di minori possono coordinarsi tra loro e già in alcune occasioni l'hanno fatto. Si tratta ora di attivare al più presto un numero di telefono locale, per sostituire il 114 di Telefono Azzurro al quale ci appoggiamo. Attualmente le chiamate vengono smistate li».
Ieri mattina Ciro Cascone, magistrato del Tribunale dei Minori di Milano, ha raccontato la sua esperienza di rete fatta a Napoli. E ha letto la lettera di una madre che ha emozionato la platea. «Racconta il dramma di una donna, il cui figlio ha subito abusi extrafamiliari - spiega Cascone -. Ci ha chiesto di provare a metterci al suo posto: di alzarci da dietro la scrivania, di calarci nella realtà di suo figlio dopo la tempesta. E' magari facile aprire un fascicolo, chiudere un'indagine con un processo. E dopo? Si resta soli, dice la donna. La rete vera, che funziona davvero, deve essere in grado non solo di prevenire gli abusi e i maltrattamenti ma anche di seguire il 'dopo"».
«E' fondamentale - aggiunge Cascone - che gli adulti sviluppino una reale disponibilità ad ascoltare. Noi abbiamo una cultura adultocentrica. Serve invece un'operazione inversa: imparare il linguaggio dei bambini e provare ad ascoltarli. E, inutile negarlo, la rete è importante ma la scuola è il primo tassello e ha un ruolo fondamentale». E' in classe che l'insegnante deve saper cogliere il non detto, uno sguardo diverso, un silenzio.
«Un tentativo di recupero - ha detto ieri Stefano Cirillo, psicoterapeuta al Centro del Bambino Maltrattato di Milano - va fatto anche nei confronti del genitore che ha abusato. Solitamente è stato a sua volta un bambino vittima o un coniuge insoddisfatto. Va avvicinato, ascoltato e aiutato».

Maria Grazia Piccaluga