La cooperazione con la Cina

Mi riferisco all'articolo apparsi il 24 maggio relativamente alla positiva spedizione in Cina della delegazione della Provincia di Pavia, guidata dal presidente professor Beretta.
In questo articolo emerge la sollecitazione ad una cooperazione tra la nostra Università e le Anhui Normal University (Anu) della Provincia di Wuhu, con la quale la Provincia di Pavia intende gemellarsi. Poiché la proposta è stata immediatamente commentata in senso positivo anche da un autorevole collega dell'Università (si veda «La Provincia Pavese» del successivo 25 maggio) e può aver creato aspettative, mi corre l'obbligo di alcune precisazioni, non prima, però, di aver ringraziato il presidente Beretta per l'attenzione che sempre riserva all'Università durante le missioni compiute all'estero come presidente dell'Amministrazione provinciale, prevedendo che gli accordi assunti in questa veste possano essere estesi alla nostra Università.
Nel caso specifico degli importanti accordi firmati con la Provincia di Wuhu, la loro estensione ad una cooperazione tra l'Anhui National University (Anu) di Wuhu e l'Università di Pavia, appare abbastanza problematico.
Com'è noto infatti e come è facilmente verificabile su internet, le «National University» cinesi, con l'eccezione di quelle di Pechino e di Shanghai, non sono vere e proprie istituzioni universitarie, almeno non nel senso inteso in Italia e in Europa, assomigliano piuttosto ai colleges americani. Possono essere istituzioni di grande qualità, com'è certamente quella di Wuhu, ma non sono Università. Pertanto, lo stabilire rapporti di collaborazione scientifica e didattica con queste istituzioni appare alquanto difficile.
Vorrei invece cogliere l'occasione per sottolineare l'importanza delle prospettive aperte dagli incontri avuti con i rettori di alcune importanti Università cinesi dalla rettrice del Collegio Nuovo, dottoressa Paola Bernardi, nella sua attuale veste di presidente della Conferenza dei rettori dei cosiddetti «Collegi universitari riconosciuti». In particolare, in questo momento di intense relazioni universitarie tra l'Italia e la Cina, appare di grande interesse la proposta di aprire un'agenzia a Shanghai per favorire lo scambio di studenti, dottorandi e giovani ricercatori tra i due Paesi.
Detto questo, nel condividere pienamente e recepire i consigli del giornalista saggista Federico Rampini (sempre su «La Provincia Pavese» del 24 maggio), esperto di Cina, che ringrazio per i buoni giudizi espressi sulla nostra Università, desidero precisare che l'Università di Pavia già da tempo intrattiene importanti relazioni con alcune qualificate Università cinesi. Fra l'altro, il seminario internazionale di «Urban Planning», tradizionalmente organizzato dallo Iuss a Pavia, sarà quest'anno, per loro richiesta e a loro spese, dell'Università di Tonjin e Shanghai. A livello nazionale, esistono numerosi accordi di cooperazione diretta fra Università italiane e cinesi. E' giunta l'ora, come dice Federico Rampini, di dare a queste iniziative una forma più organica e strutturata e di coinvolgere direttamente il mondo economico e produttivo. Sotto questo profilo acquista particolare valore il progetto «Marco Polo» di scambi universitari nell'ambito di un'intesa tra la Crui (Conferenza dei rettori delle Università italiane) e Confindustria, con il sostegno del Ministero degli Esteri e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur). Il programma «Marco Polo» prevede di portare in Italia circa 2.000 studenti, dottorandi e giovani ricercatori cinesi. Dal canto suo il Miur sta concordando con la parte cinese un progetto ancora più strutturato, che, sostenuto da partners del mondo imprenditoriale e finanziario, dovrebbe facilitare la presenza e l'azione delle nostre imprese in Cina. La sfida stimolante lanciata da Federico Rampini va presa seriamente da tutte le parti interessate e va raccolta rapidamente prima che l'Italia venga messa fuori campo dagli Stati Uniti, Canada, Francia, Germania e Inghilterra, che in Cina stanno conducendo una politica molto aggressiva con azioni concrete e grossi investimenti.
Ringrazio «La Provincia Pavese», Federico Rampini e Sisto Capra per aver sollevato questo problema.
Roberto Schmidrettore università di Pavia