Voglia di casa: le fornaci sorridono


VOGHERA. L'acciaio dell'industria meccanica scricchiola, ma l'argilla tiene. E tiene bene. A sondare gli addetti ai lavori, si scopre che nei mesi più duri dela crisi economicaa soffrire meno è uno dei comparti tradizionalmente trainanti per tutto l'Oltrepo. Quello delle fornaci.
Fornaci e mattoni: negli anni del boom economico sull'argilla si sono costruiti degli imperi. Ora che la locomotiva Italia rallenta un giono dopo l'altro l'argilla continua ad essere l'oro d'Oltrepo.
Sette grandi fornaci, mille addetti tra dipendenti e indotto, un fatturato annuo che solo nel settore laterizi, tocca i 75 milioni di euro: sono questi i numeri del comparto che non risente (per ora) della grande crisi. Nel nord-ovest qualche segno di cedimento si inzia a vedere, ma per ora l'Oltrepo sembra saldo come non mai. Ma perchè l'industria dei laterizi soffre meno degli altri comparti economici? Paradossalmente proprio grazie agli effetti della crisi. «Negli ultimi anni i titoli di Stato hanno reso sempre meno e la gente ha un po' perso fiducia nella Borsa - spiega Franco Bosi dell'Industria laterizi Vogherese -. Il risultato è che i risparmiatori sono tornati ad investire sul mattone: comprano casa e investono cosi i loro risparmi. Le industrie di laterizi, naturalmente, prosperano se il comparto edilizio cresce e richiede materiali».
La teoria del 'ritorno al mattone" che favorisce il comparto dei laterizi è confermata anche dai dati bancari: uno studio elaborato da 'Banca per la casa" del gruppo Unicredit in collaborazione con l'Università Bocconi (pubblicato ieri) mette la provincia di Pavia tra quelle in cui i mutui per la casa sono cresciuti maggiormente: più 11.44 per cento in un anno.
In tre anni, detto tutto questo, il fatturato del comparto laterizi in Oltrepo è cresciuto tra i 7 e gli 8 punti percentuali. Non un boom, ma comunque una crescita a fronte del tracollo in molti altri settori. Solo merito del ritorno al mattone? «Non solo - aggiunge Bosi -. Negli anni le industrie hanno investito molto in tcnologia per ottimizzare i processi produttivi e migliorare il rendimento energetico delle unità. L'automatizzazione ha portato a una riduzione di costi che ha mantenuto competitive le realtà oltrepadane del comparto. Non si deve dimenticare che quando si parla di laterizi si parla di materiale povero: serve una tecnologia avanzata per produrlo a costi competitivi, ma il prezzo finale non può superare certi parametri. Per questo il raggio d'azione delle fornaci normalmente non supera i 250 chilomeri dall'unità produttiva: oltre questo raggio i costi di trasporto inciderebbero troppo».
Il comparto laterizi, comunque, cresce. Ma siccome non c'è rosa senza spine, l'ottimizzazione ha comportato anche una una contrazione dell'occupazione: alla crescita del fatturato, infatti, non ha corrisposto una crescita di occupazionee. Anzi, in molti casi i posti di lavoro sono diminuiti». «E' un processo normale che segue l'automatizzazione dei processi - spiega ancora Bosi -. Resta comunque il fatto che trovare personale disposto a lavorare in fornace non è semlicissimo: lavoriamo a ciclo continuo e quindi è necessario avere turnisti. E trovarne disposti a lavorare di notte o nei festivi è sempre più difficile».

Stefano Romano