S. Zenone, arrestato algerino vicino al Fis
SAN ZENONE. Strana storia quella di L'Hadi Benbedka, quarantenne algerino domiciliato a San Zenone. Nel marzo 2004 venne inserito in una 'lista nera" di terroristi a matrice islamica dell'Unione europea. Era appena stato condannato dal Tribunale di Napoli a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere e porto abusivo di armi. Uno si aspetta che, con queste credenziali, l'algerino fosse in carcere. Invece era libero, tant'è che lo hanno arrestato martedi sera i carabinieri di Stradella in seguito a un controllo del tutto casuale. La condanna infatti è diventata esecutiva.
La storia giudiziaria di L'Hadi Bendebka inizia nel giugno del 1995. Il Gip del Tribunale di Napoli firma dodici ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti (presunti) appartenenti o fiancheggiatori del Fis, il Fronte di salvezza islamico. Gli arresti, portati a termine a Napoli, Roma, Milano e Pavia, arrivano a coronamento di un'indagine svolta dai carabinieri del Ros. Uno degli arrestati è proprio Bendebka. Agli atti vi sono anche intercettazioni telefoniche tra Bendebka e Deramchi Othman, dialoghi nei quali si fa riferimento alla necessità che i «fratelli in Algeria» passino all'azione. Un altro ordine di custodia cautelare viene notificato in carcere a Djamel Lounici, anch'egli algerino. Glielo notificano nel carcere dei Piccolini, a Vigevano, dal momento che Lounici era stato arrestato un mese prima, a Mortara, in esecuzione di un mandato del Tribunal de Grande Istance di Parigi. Gli inquirenti ipotizzano che le persone finite in carcere abbiano costituito una sorta di cellula del Fis, operativa nel reclutare uomini e fornire armi alle milizie musulmane in Bosnia. Presto l'accusa iniziale, ossia l'associazione sovversiva, si trasforma in una meno grave associazione a delinquere e alcuni algerini vengono scarcerati. Ma torniamo a L'Hadi Bandebka. Il procedimento penale nei suoi confronti prosegue. Nel frattempo l'algerino, che formalmente ha la residenza a Cinisello Balsamo, si è trasferito a San Zenone, ha sposato un'italiana convertita all'Islam e ha iniziato a lavorare come operaio. In paese lo conoscono come una persona gentile ed educata, anche se piuttosto riservata. Sino a quando, nel marzo 2004, il processo a suo carico si conclude con la condanna a sette anni di reclusione. E l'Unione europea, che dopo i fatti dell'11 settembre ha stretto le maglie dei controlli, inserisce il suo nome e quello di altri nove nordafricani in una lista di terroristi internazionali considerati particolarmente pericolosi. Bendebka commenta la notizia con stupore. «Terrorista io? - dice in un'intervista al nostro giornale - Ma non scherziamo. Sono un rifugiato politico, scappato dall'Algeria dopo il colpo di Stato. Perchè questo è successo nel mio Paese quando annullarono le elezioni vinte democraticamente dal Fronte islamico di salvezza». L'operaio di San Zenone in Algeria si era laureato in legge e faceva politica. Conosce bene le vicende della sua patria. La vittoria del Fis alle elezioni del 1990, la successiva proclamazione dello stato d'assedio e le reazioni sempre più dure da parte dell'Ais, l'Esercito di salvezza islamico, ossia il braccio armato del Fis, e del Gia, il Gruppo islamico armato. Eppure, nonostante la 'patente" da terrorista che gli è stata attribuita dall'Unione europea, continua a vivere la propria vita a San Zenone. O, almeno, ha continuato a farlo sino a martedi sera.
Intorno alle 18, l'algerino si trovava a Stradella, in via Cesare Battisti, nella zona dei giardinetti comunali. Una pattuglia dei carabinieri lo ha fermato per un controllo di routine. Il permesso di soggiorno era in regola, ma una verifica al terminale ha consentito agli uomini dell'Arma di apprendere che nei confronti del cittadino straniero era divenuta esecutiva una condanna a sette anni di reclusione. Di qui l'arresto e il trasferimento al carcere di Voghera. ha collaborato pierangela ravizza