Lo Stato si inchina a Mamma Coraggio

VARZI. Una cerimonia semplice come semplice, e affettuosa, è lei, Carla Faglietti Scampoli, che ieri a Varzi ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Una donna piccola, mite, ma dotata di una forza fuori dell'ordinario: che le ha permesso di andare avanti nonostante tutto, i dolori, le sofferenze. Da quindici anni dedica la sua vita alla figlia Donatella, in coma irreversibile. Emozionata?, chiediamo alla signora prima della cerimonia. «Un po' si, certo. L'onorificenza dimostra che ci sono ancora delle persone buone, sensibili, che hanno a cuore le sofferenze dei malati e dei loro familiari». Tutti i giorni, caschi il mondo, Carla Faglietti Scampoli prende la corriera che da Voghera va a Varzi e raggiunge la figlia.
«Parto alle sette - racconta Carla -, arrivo verso le otto. Sto qui, nella casa di riposo con la mia Donatella fino a sera, quando riparto per Voghera. Scendo dalla corriera e faccio un po' di strada a piedi, due passi che aiutano a rimanere giovani. I sacrifici? Quando si tratta di figli, non sono veri sacrifici perché loro sono la gioia più grande, non c'è niente come un figlio». Carla Faglietti Scampoli ha una forza d'animo eccezionale, una capacità di accettare il destino che non è da tutti. Solo lei sa quanto ha sofferto per quella figlia bloccata in un letto, che, racconta, «quando la chiamo gira la testa», eppure chiama in causa il destino per dare un senso a eventi che sfuggono ad ogni logica, essendo il frutto del caso. «Chissà, magari Donatella mi avrebbe dato un nipote o magari sarebbe rimasta zittella, come faccio a saperlo? Chi può saperlo? Nessuno conosce il destino, nessuno può sapere cosa ci riserva», dice. La signora Carla ritorna dalla figlia, le sistema le coperte. Donatella, quando sente la voce della mamma, sorride. «Non so dirle se è cosciente, se ha degli sprazzi di lucidità, però reagisce al suono della mia voce». Nel 1996 la signora Carla ha dovuto sopportare l'improvvisa scomparsa del marito, Romano Scampoli, indimenticato campione di bocce. «Se avessi ancora mio marito potrei tenere Donatella in casa mia. Ma cosi, da sola, alla mia età, ho settantotto anni, non posso». Una cerimonia semplice, quella di ieri nattina in municipio a Varzi: con cui l'amministrazione ha voluto dire ringraziare Carla Faglietti Scampoli. «E' un grazie che le rivolgo a nome di tutta la comunità varzese - ha detto il sindaco Ernesto Querciolli -. Grazie per avere dato, con la sua opera, senso a parole come amore e spirito di sacrificio. Siamo molto orgogliosi di poterle dare questa onorificenza». Concetti ripresi dal prefetto di Pavia, Vincenzo Macri: «Sono doppiamente onorato di consegnare l'onorificenza a Carla Faglietti Scampoli. La sua storia mi ha commosso e turbato. Ha ragione il sindaco, è un esempio di come si possa dare senso a parole come amore e spirito di sacrificio».
Dopo i discorsi la consegna del titolo di cavaliere, con la signora Carla emozionata e contenta. Alla cerimonia erano presenti in tanti: dal parroco don Graziano al cappellano padre Alberto; dal comandante dei carabinieri maresciallo Poggio al comandante del corpo forestale Schiavo. Per il Comune di Varzi c'erano, tra gli altri, il vice sindaco Giuseppe Fiocchi, gli assessori Trucco, Danese, Tambussi, Guidi, Brignoli e i consiglieri Alberti e Calamaretti; per la casa di riposo fondazione 'San Germano", il presidente Botti, il direttore Dusio, la caposala Degliantoni, la responsabile del settore fisioterapico Zanardi. Tutti, al termine, si sono uniti in un lungo applauso: perché le parole non bastano per dire esprimere il proprio affetto a una donna che ha dimostrato una forza d'animo, una generosità eccezionali.