La rivolta dei disperati

MILANO. E' scoppiata la rivolta lunedi sera nel centro di permanenza temporanea di via Corelli. Disordini, devastazione e fuoco che per fortuna si sono risolti senza feriti, a parte un immigrato ricoverato perché sosteneva di aver ingoiato una lametta. Ma sono almeno due mesi che via Corelli è una spina per il cuore di Milano, per le forze dell'ordine, per la politica, per la Croce Rossa che da sette anni gestisce il Cpt.
«Libertà, libertà, aiuto, aiuto», gridano dall'interno con accenti diversi che vanno dal portoghese dei brasiliani all'arabo dei maghrebini. Voci di uomini, una trentina, ma i loro volti non sono distinguibili da dietro le sbarre delle finestre del padiglione C, un capannone in muratura diviso all'interno in stanze a quattro letti. Sono gli immigrati irregolari rimasti in via Corelli dopo i disordini di lunedi sera, quando qualche decina di loro è salito sul tetto di uno dei padiglioni, ha divelto e gettato nei cortili i rivestimenti di alluminio, ha dato fuoco al polistirolo che serve da isolante per il tetto. Una rivolta animata da una trentina di extracomunitari in attesa di espulsione e domata in breve dalle forze dell'ordine. Quattro algerini, due brasiliani, un palestinese, un iracheno, due romeni, un nigeriano, due marocchini, un tunisino, un egiziano, un libico, un turco, un cubano, uno slavo, un cingalese e un ecuadoriano sono stati trasferiti in carcere, accusati di danneggiamento aggravato e incendio doloso.
Gridano i compagni rimasti nel centro quando si accorgono che a venti metri da loro, al di fuori del cortile, ci sono giornalisti e telecamere. Adesso sono in 82, 37 uomini, 25 donne, 20 transessuali ad abitare tre dei cinque padiglioni rimasti efficienti: il primo, quello con la lettera A, era già in ristrutturazione, il secondo è stato gravemente danneggiato lunedi.
Via Corelli a vederlo il Cpt sembra un carcere, magari più moderno e funzionale di San Vittore, disperso nell'estrema periferia di Milano. Qui i «detenuti» vengono chiamati «ospiti stranieri», ma al contrario dei carcerati sono di passaggio. Ed è proprio questo il loro dramma. Fuori ci andranno solo per essere espulsi dall'Italia. E non hanno più speranze di rientrarci neanche in futuro i 21 processati per direttissima per gli incidenti dell'altro ieri.