Ancora un ultimatum, ma Clementina è viva

ROMA. Le rassicurazioni di Karzai e un nuovo contatto con i rapitori che hanno prolungato l'ultimatum alle 16 e 30 di oggi ora italiana. Sono questi gli elementi che hanno segnato un'altra giornata di attesa per la sorte di Clementina Cantoni. Al sesto giorno di sequestro è stato il presidente afghano Hamid Karzai ad assicurare, dopo una settimana di notizie contrastanti, di voci e di macabri annunci, che la volontaria italiana è viva e in buone condizioni di salute.
In partenza per Washington per incontrare Bush, Karzai ha confermato che la banda di rapitori è stata identificata con certezza. «Sappiamo chi sono e anche perchè lo hanno fatto», ha detto il presidente garantendo che «sarà fatto tutto il possibile per liberare la ragazza quanto prima».
Timor Shah, il capo della banda che da giorni tiene i contatti con la stampa e con le autorità attraverso il satellitare di Clementina, è intanto tornato a farsi vivo per annunciare un rinvio dell'ultimatum. «L'ostaggio sta bene. I negoziati proseguono», ha detto Shah che solo l'altro ieri aveva raccontato alle agenzie di stampa di avere strangolato la sua vittima. Quanto all'ultimatum «lo abbiamo esteso in funzione della mediazione e delle richieste dei capi tribù coinvolti nelle discussioni», ha aggiunto l'uomo contattato al telefono.
Quanto alle richieste dei rapitori, il quadro resta carico di interrogativi anche se le voci che parlano della scarcerazione della madre e di alcuni ex complici di Shah restano quelle più accreditate. Al momento, secondo il capo della polizia di Kabul, non ci sarebbero richieste di denaro. «Siamo sicuri che sta a Kabul e lo prenderemo», ha dichiarato Akram Khakrizwal pur ammettendo che «si tratta di un criminale molto pericoloso e con una lunga serie di precedenti, di un uomo che conosce bene i meccenismi investigativi e che sa come muoversi» avendo ricoperto, in un recentissimo passato, l'incarico di capo della divisione criminale del secondo distretto di polizia di Kabul. «Durante il regime dei talebani Shah (oggi trentenne, ndr) era un personaggio molto influente e considerato», ha aggiunto Khakrizwal spiegando che una volta passato dalla parte del crimine, Shah ha collezionato numerosi e gravi reati. «Basti dire che ha ucciso la moglie, e due mesi fa il cognato», ha detto ancora il funzionario citando anche il delitto addebitato a lui e alla madre: il rapimento e l'uccisione del figlio di un uomo d'affari afghano.
La polizia e le forze di sicurezza afghane, insomma, indagano in una direzione precisa: una pista che secondo l'ufficialità continua a portare verso la criminalità comune. Ma «la situazuione della sicurezza continua a peggiorare in tutto il paese», confermano le fonti di polizia ricordando che un poliziotto guadagna meno di un dollaro al giorno e che la maggioranza delle aree del paese è fuori dal controllo delle autorità sia civili che militari.
Kabul, intanto, ieri si è riempita di manifesti affissi da «Care international», l'ong per la quale Clementina era in Afghanistan da tre anni ad occuparsi di donne e bambini abbandonati. «Clementina era responsabile di progetti per l'assistenza a diecimila vedove e a cinquantamila orfani. Aiutatela», si legge in lingua locale sotto la foto della ragazza che abbraccia un bimbo. Gli appelli alla mobiliazione si moltiplicano anche in Italia. A Roma la gigantografia di Clementina ha preso il posto di quella di Giuliana Sgrena sulla facciata del Campidoglio. Lunedi alle 19 i romani manifesterenno per lei. «Dobbiamo rompere questo silenzio», ha detto ieri il sindaco Veltroni.