Deficit, l'Italia rischia l'infrazione
ROMA.L'Italia corre verso la procedura d'infrazione comunitaria. Ora è ufficiale: al primo punto all'ordine del giorno della riunione del Consiglio europeo dei ministri dell'Economia e delle Finanze del prossimo 7 giugno c'è «il rapporto sulla situazione di bilancio in Italia». E ieri anche il Fondo Monetario ha puntato il dito contro il nostro paese per il deficit dei conti pubblici: il direttore generale dell'Fmi, Rodrigo Rato, ha accusato il nostro paese e il Portogallo di non aver approfittato delle fasi espansive del ciclo per ridurre gli squilibri di bilancio che ora pesano sull'andamento dell'economia.
Il clima internazionale si sta deteriorando a vista d'occhio e il presidente del Consiglio ha scelto di incontrare personalmente a Palazzo Chigi, insieme al ministro dell'Economia Siniscalco, due rappresentanti di Moody's, una delle principali agenzie di rating. Il governo teme infatti un declassamento da parte degli organismi che assegnano i voti alla solidità del nostro debito e, quindi, ai titoli pubblici emessi dallo Stato italiano.
Il punto all'ordine del giorno della riunione dell'Ecofin è il primo degli otto previsti e nel testo si precisa che si tratta di «una procedura per deficit eccessivo ai sensi dell'articolo 104 del trattato di Maastricht e del regolamento, in particolare del comma 3 in caso di prova (o di rischio) di deficit eccessivo». L'avvio di una procedura d'infrazione per deficit eccessivo è ormai scontata anche se tecnicamente il fatto che sia inserito all'ordine del giorno della riunione del 7 significa che non sarà esaminato prima del 12 giugno. L'avvio della procedura d'infrazione era stato più volte annunciato dal commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, che non aveva mai indicato una data precisa.
In un'intervista all'Espresso il ministro del Welfare Roberto Maroni ha ieri letteralmente demolito l'impegno italiano di rispetto dei criteri di Maastricht: «Il 3,4 o il 5% del rapporto deficit/Pil non sono la nostra stella polare. In una fase come questa l'approccio non può essere troppo difensivo, altrimenti si aggrava la situazione. Il governo non deve escludere di andare oltre il 3,75% - ha aggiunto - l'obiettivo è finire l'anno col segno più e assicurarsi una crescita del Pil di almeno l'1% per il 2006».
Nonostante le rassicurazioni del ministro dell'Economia Siniscalco sembra sempre più difficile che il governo possa evitare una manovra. Il presidente del Consiglio vuole anticipare il Dpef per mettere sul tavolo della discussione con la Commissione Europea, le agenzie di rating e le istituzioni internazionali, un insieme di provvedimenti ipotetici che possano dimostrare che l'Italia intende rientrare nei parametri del Patto di stabilità. Per ora le agenzie di rating non intendono rivedere i loro giudizi: «Non ridurremo il rating dell'Italia sulla base dei dati di un solo trimestre», aveva chiarito Nick Eisenger, analista di Fitch, mentre Standard and Poor's ha sostenuto che il quadro attuale lascia presagire che «in mancanza di ulteriori aggiustamenti ed escludendo le misure una tantum il deficit italiano possa rimanere oltre il 3% ogni anno sino al 2007».
Far quadrare i conti sta diventando un'impresa sempre più difficile ma Palazzo Chigi intende puntare, per ora, solo sui provvedimenti a sostegno delle imprese: oltre al taglio dell'Irap per 4 miliardi si parla con insistenza di una riduzione dei contributi sociali per altri 3-4 miliardi di euro, e circa 2 miliardi tra provvedimenti per le famiglie meno abbienti e contratto degli statali.
A.D.S.