Il dolore della mamma: «Senza Mirko la mia vita non ha senso, è finita»


LECCO.«La mia vita senza Mirko è finita, non ha più senso». Maria Patrizio piange e urla. Affida ai medici che l'hanno assistita le sue parole di disperazione. Il suo piccolino, Mirko, cinque mesi appena, non c'è più. E ora carabinieri e magistrati indagano su quella fine che sembra un giallo.
«Grazie a tutti - dice ancora la donna all'uscita dal San Leopoldo Mandic, il nosocomio di Merate - per l'assistenza, la cura, la pazienza nei miei confronti. Ma non voglio più esistere, senza Mirko la mia vita è finita».
Otto ore di ricovero e una prima perizia psichiatrica che la dice capace di intendere e di volere, non le hanno sedato lo choc.
Inutili anche le pastiglie che ha inghiottito per cercare di calmarsi e ricordare attimo dopo attimo la sua tragica giornata.
Sono da poco passate le 18 quando i carabinieri la scortano fino in caserma. Maria vuole ricostruire i fatti. Ricorda ma solo in parte, confonde tutto, piange. Mirko che ieri mattina alle 10 doveva fare il bagnetto, ora non c'è più. E questo, continua a dire, ferma anche la sua vita. In famiglia si preparavano alla festa.
Il 5 giugno doveva esserci il battesimo di quel primo bambino arrivato dopo cinque anni di matrimonio.
Ora il parroco della chiesa di San Carlo, nella piccola frazione di Valaperta, a Casatenovo, non ha il coraggio di dire nulla. «Abbia pazienza - si scusa - non me la sento proprio».
Maria, casalinga, è nata a Briosco; Cristian, operaio in una ditta del vicino centro di Usmate, viene invece da Arcore. Hanno messo su casa a Valaperta, una delle tante frazioni di Casatenovo quasi per caso. La graziosa abitazione al 10 di via Carlo Porta è la loro prima dimora: un nido d'amore, ordinato e pulito. Per nulla lussuoso, incastrato in un vecchio cortile rimesso a nuovo. Una casa che ora si fatica a credere al centro delle mire di possibili rapinatori.
In paese, poco più di 11 mila abitanti dispersi su 12 chilometri di territorio, la coppia non era molto conosciuta. «Riservati», li definiscono gli avventori del Bar Canarino, non distante dall'abitazione dei Magni.
«Che vuole, sono di fuori - dice Paolo Pirrotta, del bar di via San Gaetano - non li conosciamo. Si magari li ho anche visti, ma poi sa, qui ognuno fa la sua vita...».
In serata in via Carlo Porta arriva mezzo paese. Molti, tornati dal lavoro, hanno saputo la notizia dai telegiornali e, increduli, si sono precipitati davanti alla casa dei Magni. «Non sappiamo se siano stati i ladri, certo questa è una casa isolata che può essere presa di mira», dice un anziano.
«Possibile che non ci fosse nessuno dei vicini, al momento della tragedia»?, si interroga Carlo Galbusera. «Comunque ho fiducia nei carabinieri, se davvero è stato un ladro lo troveranno».
Le ricerche proseguono e, anche nella notte, i militari hanno perlustrato le campagne vicine alla ricerca di tracce che confermino la versione della giovane mamma. Anche il padre della donna, Vittorio, è stato sentito in caserma. Con il genero, Cristian, è stato il primo ad entrare nell'appartamento.

Olga Piscitelli