Cossiga riparla dell'omicidio Masi «Giorgiana uccisa dal fuoco amico»
ROMA.Uccisa dal «fuoco amico». Usa termini di guerra attuali l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga per tornare a parlare dell'omicidio di Giorgiana Masi, avvenuto il 12 maggio del 1977. E il «dubbio» che Cossiga insinua è dei più pesanti: la giovane militante radicale sarebbe stata uccisa dai suoi compagni e non dai colpi sparati da uomini delle forze dell'ordine in borghese. «Ho taciuto fino ad ora, salvo che con un amico deputato di sinistra radicale - ha poi spiegato l'ex presidente - per motivi di carità. Ho avuto sempre comprensione per il rimorso che attanaglia tanti radicali per la morte di Giorgiana Masi». Parole che suscitano l'immediata reazione di Marco Pannella: «Cossiga dopo aver in quella occasione mentito e fatto mentire dinanzi al Parlamento, adesso torna a mentire».
La morte di Giorgiana Masi fu uno degli episodi più tragici degli anni 70. La ragazza, studentessa diciottenne del liceo Pasteur di Roma, venne uccisa di fronte al ponte Garibaldi durante una manifestazione indetta dai radicali a piazza Navona per promuovere otto referendum, al termine di una giornata segnata da scontri tra manifestanti e forze dell'ordine.
Cossiga, all'epoca ministro degli Interni, negò la presenza in piazza di agenti con le armi in mano ma venne smentito dalle fotografie pubblicate dal settimanale L'Espresso. L'inchiesta che ne segui si concluse il 9 maggio del 1981 con la dichiarazione di non doversi procedere per non aver individuato i responsabili della morte della studentessa romana.
Pochi giorni fa, in occasione del 28 anniversario della morte di Giorgiana, è stato proprio il segretario del partito radicale Daniele Capezzone a chiedere a Cossiga di raccontare quanto sa su quell'episodio. Invito accolto ieri dall'ex presidente, che ha risposto accusando i compagni di Giorgiani Masi della sua morte e i radicali di averne in qualche modo la responsabilità morale. (c.l.)