Siniscalco: Pil al ribasso, conti sotto controllo
ROMA. Crescita da rivedere al ribasso e, di conseguenza, rapporto deficit-Pil (il parametro di Maastricht) che potrebbe essere fra il 3,15 e il 3,75%, ma «conti sotto controllo».
Operazione verità sui conti pubblici, il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco incontra senatori e deputati e fra sorrisi e battute sdrammatizzanti («Non mi faccio venire i capelli ritti»), semina due smentite, un disconoscimento e una polpetta avvelenata.
Dal Quirinale il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, richiama tutti al senso di responsabilità. «Le soluzioni dei problemi di crescita - dice il capo dello Stato - stanno soprattutto a noi. Per infondere fiducia esse devono essere credibili». Non solo, le nostre «serie difficoltà di crescita», potrebbero diventare più gravi «se si indebolissero gli argini che assicurano la stabilità e ci garantiscono contro le turbolenze finanziarie». Leggi l'euro.
Le due smentite di Siniscalco sono nientemeno che al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che aveva detto di voler tagliare tutta l'Irap in un anno e di voler anticipare il Dpef. Sull'Irap: «La riduzione deve essere sostenibile finanziariamente e trovo che sia ragionevole farla in due-tre anni». Sul Dpef: «Fare il Dpef a fine giugno non è una stravaganza stagionale, è che solo a fine giugno si hanno i dati sull'autotassazione. Quindi tutta questa ansia anticipatrice poggia sulla sabbia».
Il disconoscimento è al suo predecessore: «E' chiusa la stagione dei condoni, è la condizione necessaria per riprendere a contrastare l'evasione fiscale e contributiva». «Riprendere», si dà per scontato che ci sia stata quanto meno una sospensione. La polpetta avvelenata è per il governo che verrà. «Si, ho letto anch'io che l'anno prossimo ci saranno le elezioni e un nuovo governo», dice sorridendo. Intanto la polpetta è già stata posizionata: «Stiamo discutendo con Bruxelles l'aggiustamento del deficit in 2 anni a partire dal 2006». Come dire che toccherà a chi governa nel 2008 prendere le contromisure correttive se il rientro non sarà avvenuto.
«L'operazione verità» sono 11 cartelle dattiloscritte, alcuni grafici. E la Trimestrale di Cassa, più volte citata dal ministro, ma, soprattutto, analizzata paragrafo per paragrafo da senatori e deputati dell'opposione che aspettano Siniscalco al varco. Cosi le notizie più gustose vengono fuori dopo la relazione del ministro, nel botta e risposta.
Per esempio che il deficit al 3,75%, «certo sotto il 4», è da ritenersi comprensivo dell'andata a buon fine di tutte le misure previste in Finanziaria, anche quelle come dismissioni del patrimonio, condono edilizio e studi di settore (valore 8 miliardi e spiccioli) su cui la Corte dei Conti ha espresso dubbi. Che sugli studi di settore si è già cambiato per circa una metà degli interessati (che sono 4 milioni e passa), ma che non si riesce a sapere quanti soldi si otterranno dei tre miliardi e mezzo preventivati (domanda di un incalzante Enrico Morando, Ds).
Ed è rispondendo a una domanda di Sergio D'Antoni, Margherita, che Siniscalco è costretto ad ammettere che per quanto riguarda il Sud «dovranno essere studiate delle misure» perché con la cancellazione dell'Irap non ci sarà più alcun vantaggio fiscale per le assunzioni nel Mezzogiorno.
Quanto alle vendite - dice Siniscalco - «chiederò che in Finanziaria venga messa una norma perché vengano tutte utilizzate per la riduzione del debito».
«Siniscalco è stato deludente e reticente - dice Piero Fassino, segretario dei Ds - ha parlato da ministro delle Finanze scordandosi che è anche il ministro dell'Economia e che è l'economia che va male nel nostro Paese. Non c'è uno straccio di strategia». «Relazione al cloroformio», «Ci propone di tirare a campare», «Insignificante», i commenti di Verdi, Rifondazione, Margherita.
«Siniscalco - dice Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil - non ha dato un quadro attendibile della finanza pubblica. La verità è che la situazione gli è scappata di mano e non da oggi». «La malattia è stata individuata troppo tardi - dice Savino Pezzotta, leader della Cisl - la situazione è grave e pesante, ma il governo se ne rende conto solo oggi».