«Abbiamo bisogno di silenzio»
MILANO.La loro è un'attesa di speranza. Una speranza che ieri pomeriggio si accesa nei loro cuori quando il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, ha comunicato che Clementina Cantoni è viva, sta bene e che il contatto con i rapitori è stato avviato. Nell'abitazione di via Giorgio Jan, a Milano, i familiari della giovane volontaria sono fiduciosi. Uno striscione per chiedere la liberazione della ragazza verrà appeso nelle prossime ore sulla facciata di Palazzo Marino. Tutta la città di Milano attende il ritorno della giovane volontaria. Ma l'attesa di nuove notizie è snervante. La madre di Clementina, Germana, 65 anni è ancora ricoverata al Policlinico di Milano, nell'unità coronarica, per un lieve malore che l'ha colpita l'altra sera. I medici confermano che le sue condizioni non sono preoccupanti. Ha avuto una «puntata ipertensiva» dovuta probabilmente alla tensione e allo stress per il rapimento della figlia. Nel letto d'ospedale continua a chiedere notizie. «La mamma di Clementina era sempre molto preoccupata e angosciata per lei, sapendola in posti tanto a rischio», racconta don Giorgio Riva, parroco della Chiesa di Santa Francesca Romana, presso la quale Germana presta opera di volontariato, «ma nonostante tutto rispettava pienamente la scelta della figlia. Ci sono famiglie che trasmettono grandi e alti valori e la famiglia Cantoni è una di queste». E l'angoscia si vive anche oltre oceano, a New York, dove abita il fratello di Clementina, Davide, con la moglie e il figlio di due anni. «Speriamo tutti che questa vicenda si risolva al più presto. Aspettiamo con ansia». Davide Cantoni non ha ancora deciso se partire per l'Italia e al telefono dice: «E' un momento difficile per noi, non ho altro d'aggiungere». Il silenzio composto della famiglia Cantoni è comprensibile. E che abbiano bisogno di tranquillità lo ha sottolineato anche il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, che ieri mattina è rimasto per circa venti minuti nella casa di via Giorgio Jan: «Di persone come Clementina ce ne vorrebbero tante al mondo. Per quello che ha fatto in quella zona ma anche in altre località». Quanto al padre Fabio, il prefetto ha assicurato sta reagendo bene anche se «c'è una continua attenzione verso il telefono, uno stato d'animo comprensibile». I contatti con l'unità di crisi sono continui. «C'è un collegamento diretto con la Farnesina», dice il prefetto, «anch'io ho parlato più volte con loro. Si stanno mettendo in atto tutte le possibilità per portare a casa Clementina».