Accordo a metà, Prodi incalza

ROMA.Fumata bianca per il consiglio di amministrazione della Rai ma l'accordo per il nuovo vertice di viale Mazzini è ancora in alto mare. E l'opposizione conferma: non voteremo il presidente della Rai se non sarà concordato con l'attuale maggioranza anche un direttore generale di garanzia. Un'ipotesi questa che, allo stato degli atti, la Cdl rifiuta. Il tutti a casa per il cda di Alberoni e soci non è ancora scattato ma potrebbe essere imminente. Ieri, dopo diverse settimane di urne inutilmente aperte, la commissione di Vigilanza ha votato sette dei nove futuri consiglieri della Rai. L'ottavo e il nono li nominerà prossimamente il ministro del Tesoro e tra i due consiglieri designati da Domenico Siniscalco ci sarà, come prevede la legge Gasparri, il nuovo presidente della tv pubblica. Un presidente che, per diventare tale, avrà bisogno del consenso di due terzi dei componenti della Vigilanza.
Nessuna sorpresa sui nomi del cda, personaggi scelti dai partiti ma professionisti di chiara fama. Almeno in alcuni casi. I quattro consiglieri votati dalla Cdl sono il forzista Giuliano Urbani, ex ministro dei Beni culturali, Gennaro Malgeri, ex direttore del quotidiano di An, Il Secolo d'Italia, ora all'Indipendente, la leghista Giovanna Bianchi Clerici e Marco Staderini, molto vicino a Pier Ferdinando Casini, già stato in Rai nel Cda di Baldassarre. Tre i nomi scelti dalle opposizioni: l'attuale responsabile informazione dei Ds, Carlo Rognoni, ex direttore di Panorama, Nino Rizzo Nervo, ex direttore della TgR ora direttore del quotidiano della Margherita, Europa, e Sandro Curzi, mitico direttore del Tg3 all'epoca di Telekabul.
La partita vera però è appena cominciata e verte sul direttore generale e sul futuro presidente. Forza Italia, An e Lega premono per stringere i tempi. La proposta della Cdl sarebbe quella di nominare il diessino Claudio Petruccioli, attuale presidente della Vigilanza a viale Mazzini puntando su un direttore generale di stretta osservanza berlusconiana. I nomi? Agostino Saccà, Alessio Gorla o l'attuale dg, Flavio Cattaneo. Petruccioli però non riscuoterebbe il consenso di tutta l'opposizione. Ieri Carlo Rognoni ha dichiarato che sarebbe una «cosa da pazzi» non votarlo. Ma nel suo stesso partito sono in molti a contestare metodo e merito. «Se la maggioranza pensa di proporre un'intesa solo sul presidente io non vado neanche a votare», dichiara Giovanna Melandri. E dello stesso avviso è il Verde Pecoraro Scanio, mentre parte della Margherita sarebbe favorevole all'accordo. Non Romano Prodi deciso a ottenere un dg indipendente e di garanzia. Anche dopo la sua partenza per la Cina, Prodi è in contatto con Gianni Letta sulla questione delle nomime. Il professore ha chiesto e ottenuto da Piero Fassino un comunicato con il quale il segretario dei Ds confermava che la linea dell'Unione non è cambiata: nessun accordo sarà possibile se la Cdl non avanzerà una proposta condivisibile di due figure di garanzia. «Essere riusciti a nominare 7 consiglieri è solo un primo passo, considereremmo un atto molto grave del ministro qualora indicasse come rappresentante del Tesoro un altro rappresentante di Forza Italia», avverte Paolo Gentiloni, braccio destro di Rutelli. (m.b.)