«Gesù ci insegna ad essere uomini liberi»
PAVIA. «Gesù appare a noi, come pure ai suoi ascoltatori, come colui che è libero, che possiede appieno in sè stesso la capcità di dominare avvenimenti e di condurre le persone a mete di pienezza di vita e di pace». E' stato questo il passaggio centrale del discorso tenuto dal vescovo Giovanni Giudici ieri sera in Carmine, dopo la tradizionale processione delle Sante Spine. Un appuntamento che ha richiamato numerosi fedeli ed anche diverse autorità cittadine. Il corteo, dopo aver percorso via Roma, tratti di Strada Nuova, Piazza Vittoria, Corso Cavour e Via del Carmine, si è concluso con il ritorno in chiesa. Qui è intervenuto monsignor Giudici. «Le Sante Spine - ha ricordato il vescovo - sono il richiamo alla corona sul capo di Gesù».
Un discorso che è oscillato tra considerazioni religiose, aspetti sociali ed anche riflessioni dedicate ai cittadini di Pavia ed a chi dirige le istituzioni. «Gesù nella sua predicazione - ha sottolineato Giudici - ha posto il tema della verità e della libertà, aspetti essenziali ad ogni esercizio non solo di governo, ma anche di conduzione della propria vita personale e in società con gli altri. Mai le circostanze sono state da lui subite: con piena coscienza ha affrontato gioie e dolori. Ha risposto al tribunale che lo giudicava, ha superato la crisi di una folla affamata nel deserto, ha accolto i semplici, ha risposto con forza ma senza arroganza a un potente come Erode o ad una autorità come Ponzio Pilato che pure aveva potere di vita e morte su di Lui, ha vissuto liberamente persino il suo morire. Gesù si trova nella condizione di agire da uomo libero da condizionamenti e da paure, egli è in grado di condurre a pienezza di vita un popolo a lui affidato, perché conosce la verità». Con il suo insegnamento, Gesù ci indica la strada da seguire. «A noi Gesù propone un cammino verso la libertà usando un' immagine intensa e inusuale: dimorare da figli nella abitazione che è quella del Padre. Vivere in questa casa di Dio che è il mondo e starci da figli e non da schiavi, comporta avere una familiarità obbediente nei confronti di Gesù che conosce il Padre, ce ne parla con piena competenza, ce ne mostra il volto più vero. La condizione che ci consente di accedere alla verità per essere uomini liberi è lo stare nella parola di Gesù». Chi non percorre questo cammino, rischia la «schiavitù». «Lo schiavo è costretto ad agire; non conosce il progetto del padrone di casa, non ha ragioni per mettersi al suo servizio se non il timore. Si vive da schiavi nella casa di Dio, che è il mondo, quando in noi dominano le emozioni cieche, comandano forze a noi esterne come la necessità di apparire o di valere».
Più avanti l'omelia del vescovo ha toccato un argomento ispirato al vivere comune e, in particolare, a Pavia. «L'immagine di Cristo incoronato re e segnato dalla dolorosa passione accettata per noi - ha spiegato monsignor Giudici -, nella nostra tradizione è anche invito ad essere cittadini che guardano all'impegno di costruire una città assieme, ed è dolce ma severo monito al fatto che una città si costruisce davvero nel momento in cui ciascuno scopre che la propria libertà personale e civile è fatta di amore alla verità ricercata e conquistata; la propria libertà è decisione di agire con realismo, avendo abbattuto gli schemi della pigrizia, del comodo, ma anche del conformismo e della faziosità». Da qui la sottolineatura sul significato della festa celebrata ieri sera. «Le Sante Spine ci ricordano che il rispetto di ogni persona è dono per chi ama Dio che è Padre di tutti; è frutto di un impegno che inizia nell'intimo delle nostre coscienze. Siamo confrontati infatti con colui che venuto per regnare con dedizione e amore, ma la sua proposta è luce cosi esigente da risultare scomoda; per questo è stato torturato e ucciso». Il vescovo ha ricordato come ci sia richiesto «di vivere con coscienza trasparente e decisa un impegno che allo stesso tempo tocca la presenza in famiglia, l'attenzione alla regole della società, il nostro dovere professionale e la nostra decisone sul piano delle scelte sociali e politiche».
«La corona di spine imposta a Gesù - ha conluso Giudici - ci ricorda anche come sia impegnativo vivere insieme nella Chiesa; si chiede determinazione a cercare di vivere la nostra condizione di figli di Dio e di fratelli. L'impegno dei credenti è l'amore donato perché ricevuto. Entro la comunità cristiana vivere da fratelli, arrendendoci alla grazia rinnovatrice di Cristo, significa rispettarci e sostenerci nel cammino mai concluso di una fedeltà al Signore che è sempre oltre ciò che siamo perché è frutto di preghiera fiduciosa e di conversione continua. La devozione alle Sante Spine ci aiuti a vivere una decisa scelta di vita cristiana per l'interiore libertà delle nostre coscienze; da qui scaturirà un nuovo patto per il bene della società, per la libertà dei suoi cittadini; questo patto dia incremento alla collaborazione per una dimora accogliente per tutti nella nostra città». (s.re.)