di Giuliano Malatesta

ROMA.«Le generazioni future non potranno credere che un uomo del genere in carne e ossa abbia mai camminato su questa terra», disse una volta Albert Einstein riferendosi alla figura di Mohandas K. Gandhi, il piccolo grande uomo che con la sola forza del pensiero e della parola trascinò un intero paese incontro alla libertà, ridando speranza e dignità al popolo indiano da oltre un secolo sotto il giogo di Sua Maestà Britannica.
Per tutti era semplicemente il Mahatma, la 'grande anima", portavoce della coscienza di un genere umano, un uomo che rese l'umiltà e la verità più forte del blasonato e temuto impero inglese. La straordinaria storia del più celebre pacifista dei tempi moderni è stata raccontata in un entusiasmante film, «Gandhi», diretto dal regista Richard Attenborouth nel 1982, vincitore di ben otto premi Oscar, che viene ora riproposto in Dvd per iniziativa del Gruppo Espresso (in edicola con «Tv Magazine» a 9,90 euro più 0,50 del quindicinale e il prezzo del quotidiano).
Un ritratto biografico sincero e commovente che ripercorre la vita pubblica e privata del leader politico indiano, dagli anni giovanili, quando ancora esercitava la professione di avvocato dopo gli studi compiuti a Londra, fino alla tragica morte avvenuta per mano di un fanatico maomettano, il 30 giugno 1948, all'età di settantanove anni. Solamente pochi mesi prima avevaà visto realizzarsi il sogno della sua vita: l'indipendenza della sua India, di cui era stato il più grande e convinto sostenitore.
La ricostruzione storica del film prende avvio dal suo lungo soggiorno in Sudafrica dove il giovane Gandhi (interpretato da uno magnifico Ben Kingsley) prese immediatamente coscienza delle difficili condizioni di vita degli indiani emigrati. Significativa la scena (accaduta realmente) in cui egli viene letteralmente sbattuto fuori dal treno per aver osato accomodarsi in uno scompartimento di prima classe tradizionalmente riservato agli uomini di razza bianca. Un vero e proprio oltraggio secondo le leggi e la cultura dell'epoca in Sudafrica. E non è un caso che fu proprio in quel periodo che il Mahatma maturò la sua leggendaria idea della 'Satyaghaha", meglio conosciuta in Europa con il nome di 'non collaborazione", di 'disubbidienza non violenta", che rappresenterà la dottrina dominante e centrale di tutta la sua futura condotta politica.
Ritornato in India nel 1915, il leader indiano dedicò oltre trent'anni della sua vita, seguendo rigidamente i suoi precetti e le sue convinzioni e sopportando per questo carceri e umiliazioni 'da un nemico che si rifiutava di odiare", alla formazione di un'India indipendente.