La scienza costruttiva in età barocca
Le cupole di Borromini (di Federico Bellini, ed. Electa. Pag. 342. Euro 48) è una nuova ed originale analisi dell'opera borrominiana della quale viene indagata la concezione costruttiva non solo negli aspetti murari, ma in particolare sul piano intellettuale della loro astratta concezione statica. Di tale concezione si dimostra, nel volume, la connessione con la spazialità architettonica, la veste linguistica, l'impianto geometrico e l'iconologia. L'autore dello studio, che è arricchito da oltre 300 illustrazioni, è Federico Bellini, associato di Storia dell'Architettura alla facoltà di Architettura di Ascoli Piceno. Lo studioso si è occupato di architettura romana del Novecento, pubblicando la monografia Mario Ridolfi di ricerche sul secondo Cinquecento romano, in particolare sulla fabbrica di San Pietro in Vaticano da Michelangelo a Giacomo Della Porta a Maderno; su l'argomento ha pubblicato saggi in riviste e volumi a diffusione internazionale. Dal 1996 si occupa, infine, di cupole borrominiane. Nella prima parte, del volume si definiscono i caratteri della scientia costruttiva barocca secentesca, e le sue radicali differenze rispetto alle mentalità della nascente scienza moderna: la visione qualitativa della natura, la geometria e l'aritmetica operative, i materiali e le tecniche di cantiere, i principi statici dei maggiori tipi di cupole e crociere ereditati dal rinascimento, il riferimento analogico ai precedenti più cospicui. Vengono poi descritti i principi della personalissima scientia statica di Borromini, che ha caratteri di profonda originalità, come la preferenza data ai contrappesi rispetto ai contrafforti, e la concentrazione dei carichi in alto. Due capitoli sono, infine, dedicati ai modi progettuali borrominiani, che si pensa seguissero percorsi creativi complessi e antitetici all'applicazione di sistemi puramente formali; ed al difficoltoso rapporto del maestro ticinese con i due pilastri della cultura razionalistica rinascimentale, l'imitazione della natura e dell'antico. Nella seconda parte il volume propone dettagliati saggi monografici sulle maggiori cupole borrominiane: Sant'Andrea della Valle, S. Carlino, SS. Sapienza, S. Agnese e S. Andrea delle Fratte. Di ogni opera sono in primo luogo studiate le motivazioni di architetto e committenti, mettendo in luce aspetti inediti e talora sorprendenti di personalità come Francesco Barberini, il marchese di Castel Rodrigo, Camillo Pamphilj, Paolo Del Bufalo. Viene descritto, anche, il particolare congegno statico dato dal Borromini a ciascun organismo cupolato, sempre diverso e originale. Con l'aiuto di nuove elaborazioni grafiche vengono poi spiegati con precisione i concreti sistemi grafici usati da Borromini per gli impianti di S. Carlino, della Sapienza e di S. Andrea delle Fratte, e per il profilo ovale della cupola di S. Agnese. Sono, infine, descritte su base documentaria le fasi di progettazione e realizzazione, le numerose varianti in corso d'opera e gli inevitabili conflitti con committenti, colleghi e maestranze. Conclude il volume, l'analisi del congegno costruttivo inventato da Borromini (il sistema per incatenare volte di saloni o navate) passandone in rassegna i maggiori esempi: il salone di palazzo Pamphilj, il grande voltone progettato per S. Giovanni in Laterano, la volta della biblioteca Alessandrina.